Cuz it is Christmas for rich and the poor ones!

Eh si, Renato Carosone cantava: “Mo’ vene Natale- nun tengo denare – me leggio ‘o giurnale – e me vado ‘a cucca’”. Proprio queste parole mi sono venute in mente ieri mentre mi trovavo in un Dollar Tree market, ovvero un supermercato dove la maggior parte degli articoli costano 1$ + tassa di vendita, l’otto per cento in California.

Ebbene ero in coda alla cassa col mio dollaro e otto centesimi in mano quando carpisco un pezzo di conversazione: “Come sta?”  dice lei, “Bene” risponde lui, “buon Natale” dice lei, lui risponde: “ah sarebbe proprio buono se avessi i soldi per comprare tutti i regali che vorrei e mangiare tutto quello che mi piace!”.

Di colpo mi è venuta in mente, da canzone a canzone, “Happy Xmas (The war is over)” di Lennon, per me una delle più belle canzoni di Natale mai scritte.

Ma bando alle mie malinconie pre natalizie e vediamo cosa succede da queste parti per il Natale.

Qui in #SoCal come del resto in tutti gli USA, il Natale parte da lontano, almeno dalla seconda metà di ottobre quando nei supermercati cominciano ad apparire i primi timidi articoli natalizi che, come in  un crescendo rossiniano, aumenteranno di quantità e di fantasiosa qualità subito dopo il Thanksgiving Day per diventare solisti assoluti durante tutto il mese di dicembre.

In questi giorni si sta vivendo il rush finale sia per gli acquisti di regali sia di cibarie varie e, soprattutto, di gadget natalizi come la “Xmas Ugly Sweater” ovvero la “Brutta Maglia di Natale”, vedere per credere ( maglione brutto ), questa è ormai una tradizione più che consolidata e non può mancare la gara a chi vesta la maglia considerata più brutta.

Prima di andare avanti è d’obbligo chiarire una fondamentale differenza tra il “nostro” Natale e quello che si celebra da queste parti; per noi è una festa squisitamente religiosa, anche se da qualche tempo in qua ha assunto inquietanti toni consumistici.

Si festeggia la nascita di Gesù, si fanno buoni propositi e si va, possibilmente a mezzanotte, alla messa ricca di luci, canti, solenni benedizioni, baci abbracci, auguri e se poi nevica è meglio.

 

Negli USA, immane crogiolo di culture, religioni e del politicamente corretto il Natale è diventato una festa civile, il momento in cui tutti celebrano i buoni sentimenti, la pace, la famiglia unita ed è, soprattutto, la festa dei più piccoli e un’ottima occasione per solenni mangiate tra parenti e amici. Qui i presepi non hanno alcuna presenza se non nelle poche chiese cattoliche, anche i protestanti preferiscono l’albero di Natale, creato nei paesi del Nord Europa, nel XVI secolo, per simboleggiare l’albero «della conoscenza del bene e del male» del giardino dell’Eden  e si ricorreva, data la regione e la stagione, a un abete sul quale si appendevano mele, noci, datteri e fiori di carta.

Negli USA, nazione delle statistiche ogni anno si redige  la classifica dei migliori alberi di Natale di tutti gli Stati e quest’anno il primo posto va, ça va sans dire, allo storico albero del Rockefeller Center, New York City seguito da quello dell’hotel InterContinental the Willard, Washington D.C. non lontano dalla Casa Bianca, poi quello di Little Italy, San Diego composto da 1.100 stelle di Natale, last but not least, l’albero che si trova al Grove shopping center di Los Angeles che vanta un’altezza di ben 105 piedi, ovvero 32m.

 

Le 10 consuetudini natalizie in #SoCal sono quelle che seguono.

Regola numero uno: l’albero, rigorosamente naturale e il più alto possibile, si compra a cominciare dal sabato successivo al Thanksgiving Day in appositi depositi volanti, si porta a casa legato sul tetto dell’auto e si addobba con la maggior quantità possibile di decorazioni. Vanno forte gli alberi a tema, un mio amico ogni anno cambia l’argomento dell’addobbo, l’anno scorso il suo albero più grande, visto che di alberi ne ha ben cinque, era sui personaggi di Disney, un altro albero era sulla fotografia con modelli di macchine fotografiche di tutti i tipi.

Gli scellerati che avranno optato per un albero artificiale  potranno acquistare bacchette profumate al pino per rendere almeno sopportabile l’assenza dell’albero vero.

Anche le case non sfuggono all’obbligo di addobbo e vengono letteralmente ricoperte con luminarie varie nella seconda metà di dicembre. A questo proposito vi consiglio di vedere il film “National Lampoon’s Christmas Vacation” di cui qui se ne può avere un assaggio

Esemplare è la tradizione di  Hastings Ranch, un quartiere di Pasadena dove gli abitanti fanno a gara per il miglior addobbo, con tematiche differenti per ogni isolato, ecco un filmato che un poco ci dà un’idea di cosa davvero vuol dire “ornament” da queste parti: Clicca qui

 

Regola numero due: tutti devono fare il possibile per evocare lo “Spirito del Natale” creando, con tutti i mezzi a loro disposizione, una temperie natalizia. Nei supermercati le commesse e i commessi vestiranno berretti alla Babbo Natale o corna di renna, magari con un finto naso rosso per ricordare Rudolph, “the red nosed reindeer” di Santa Claus mentre all’ingresso e all’uscita dei centri commerciali si appostano giovani del Salvation Army con un paiolo per le offerte e scampanellano in continuazione per attirare l’attenzione dei passanti.

Anche molti clienti si vestono orgogliosamente da Santa Helper per meglio sintonizzarsi con lo “Spirito del Natale”.

Da metà dicembre si vedono in giro auto con posticce corna dei renna, il naso rosso sul radiatore o Bastoni di zucchero montati sulle portiere mentre nell’aria echeggiano canti natalizi.

 

Regola tre: un Natale alla volta ovvero siccome si DEVE festeggiare con tutti gli amici e parenti, vicini e lontani, sempre dal Thanksgiving compreso, si celebrano gli Early Christmas Parties  con scambi di doni che però verranno aperti solo il giorno di Natale.

 

Regola numero quattro: in occasione degli Early Christmas Parties è anche usanza preparare i biscotti di Natale a seconda della provenienza della famiglia, ad esempio gli italiani si riempiranno di farina producendo gran quantità di taralli, se dell’Italia del sud o paste di meliga se piemontesi, qui la lista potrebbe assumere una lunghezza incredibile. I norvegesi si prodigheranno a friggere montagne di Fattigman ovvero i Biscotti del Poveretto o i Lefse una sorta di tradizionale focaccia morbida fatta con patate, farina, burro, latte e panna cotta su di una piastra da crêpes e così via per tutti dagli armeni ai francesi, dagli anglosassoni ai teutonici.

 

Regola numero cinque: sempre, durante gli Early Christmas Parties sorseggiare il Peppermint Schnapps un forte liquore a base di menta nel quale verranno immerse le Christmas Canes, caramelle a forma di bastoni da passeggio, con strisce bianche e rosse.

 

Regola numero sei: produrre una gran quantità di regali anche oltre alle proprie capacità economiche. È ormai invalso l’uso di creare su Amazon una lista dei desideri per cui chiunque potrà sapere quali sono i vostri ambiti doni di Natale.

Ogni persona DEVE ricevere almeno tre regali e se si è invitati a un Christmas Party si deve provvedere ad almeno un regalo per ognuno dei partecipanti, prevedete anche di ricevere un numero di regali, nel peggiore dei casi, pari a quello degli invitati.

 

Regola numero sette: i regali si aprono d’obbligo la mattina del 25 dicembre e, per le famiglie numerose con enorme quantità di regali, un uomo della famiglia si vestirà da Babbo Natale e darà i vari regali ai festeggianti che dovranno indossare la Xmas Ugly Sweater, si noti che anche i cani e i gatti di casa dovranno indossare, volenti o nolenti la loro Xmas Ugly Sweater; anche loro riceveranno doni ma sono esentati dal farne.

 

Regola numero otto: terminata l’apertura dei pacchi di regali si passerà alle Calze del Camino; si potrebbe aggiungere che ogni casa dovrebbe avere un caminetto o qualcosa di simile per potervi appendere le Calze del Camino piene di piccoli doni e dolciumi, in ogni supermercato si trovano reparti ricchi di Xmas Stocking Stuffers & Toys.

 

Regola numero nove: Terminato lo scambio di doni, si può passare a un brunch natalizio mentre il Chrismas Dinner verrà consumato dopo le 17.

 

Regola numero dieci: siccome per gli aventi l’età sufficiente, 21 anni compiuti, scorrerà molto vino e whiskey una parte dei convitati si dovrà sacrificare diventando dry driver, ovvero guidatori asciutti cioè coloro che super sobri  riporteranno a casa i commensali avvolti nei fumi dell’alcool senza il rischio di incorrere nelle severe punizioni inflitte da inflessibili “officers” a caccia di multandi per le troppe bevute e, state pur certi, la notte di Natale vedrete più poliziotti sulle strade che stelle in cielo.

 

MENU

Il menu del Christmas Dinner è molto simile a quello del Thanksgiving anche se, nella maggior parte dei casi, il tacchino è sostituito dal “Prime Rib”, un succulento carré di vitello arrostito a puntino o cotto per alcune ore in uno slow cooker.  Una bella sorpresa si paleserà, per noi italiani, in zona dessert, in quanto si sono insinuate alcune specialità dolciarie nostrane come i biscotti di Matilde Vicenzi, venduti in coloratissime scatole di latta con suggestive immagini delle Cinque Terre,  una vasta gamma di prodotti Ferrero cominciando dalla ormai mitica Nutella, affiancata dai Rocher, va forte la Rondnoir Collection Gift Box, una scatola trasparente con 8 Rondnoir, 8 Rocher e 8 Otello o la Ferrero Rocher Hazelnut Chocolates una confezione con 48 Rocher.

Ma, con orgoglio, posso ben dire che il “palmares” dei dolci italiani va, senza ombra di dubbio alcuno, a Messer Panettone che qui viene servito ricoperto di crema pasticcera.

 

Ero giusto a caccia di panettoni, elemento fondamentale per la mia cena natalizia, quando con somma sorpresa, ho scoperto che l’Italia e soprattutto il Piemonte, con buona pace dei milanesi,  in fatto di panettoni fa la parte del leone. Ho trovato ben due marchi di origine fossanese ovvero Maina e Madi, ho poi scoperto che Madi è un marchio commerciale, tutto americano, di Maina e, sorpresona, un panettone di marca Bauducco, cognome torinesissimo, ma prodotto in Brasile.

Sono andato a curiosare on line e ho scoperto l’avventura nel mondo di  un’altra “eccellenza” piemontese o meglio, torinese: il Panettone Bauducco.

LA STORIA DEL PANETTONE BAUDUCCO

Nel 1948 il pasticcere torinese Carlo Bauducco, con la moglie Margherita lasciarono la natia Torino e, come molti altri italiani,  approdarono a San Paolo del Brasile portando con sé sia la ricetta del panettone sia una preziosa pepita di Lievito Madre; con queste ricchezze quattro anni dopo,  aprirono la loro prima pasticceria nel quartiere italiano di San Paolo, dove ufficialmente nacque il Panettone Bauducco che presto divenne un prodotto che non poteva mancare sulle tavole degli italo-brasiliani. Nel 1978 iniziò la commercializzazione del panettone negli USA e ora è “il Panettone” in SoCal e dintorni. Sempre nel 1978, visto che a molti bambini non piacciono i canditi, Bauducco li ha sostituiti con gocce di cioccolato e così è nato il Chocottone che ora è conosciuto come il “Childrens’ Panettone”. Bauducco esporta i suoi panettoni in 70 nazioni e produce oltre 40 milioni di panettoni all’anno.

Qui termina il nostro breve viaggio in una festa che negli USA ha ritrovato la sua adattabilità a celebrazioni diverse sin da quando fu creata, nata come festa di chiusura delle celebrazioni per il solstizio d’inverno e le feste dei saturnali romani, dal 17 al 23 dicembre, diventata poi Dies Natalis Solis Invicti, la festa dedicata alla nascita del Sole, nel culto di Mitra, introdotta a Roma dall’imperatore Eliogabalo e ufficializzata per la prima volta nel 274 da Aureliano, devotissimo del culto di Mitra e figlio di una sacerdotessa mitraica, con la data del 25 dicembre.

Verso il 200 d.C. era ampiamente diffusa nelle comunità cristiane dell’oriente greco la celebrazione del 6 gennaio come giorno della nascita di Gesù, successivamente si registra il prevalere della data del 25 dicembre, e questo pare spiegarsi con la grande popolarità, al tempo, della devozione al Sole Invitto. Il Natale costituisce probabilmente l’esempio più significativo di come una tradizione pagana sia stata assorbita dal Cristianesimo e abbia assunto un nuovo significato.

Nonostante l’introduzione del Natale cristiano, i culti pagani collegati alla celebrazione del sole perdurarono per molti anni, tant’è che ancora nel Natale del 460 tale circostanza portò papa Leone I ad affermare  “È così tanto stimata questa religione del Sole che alcuni cristiani, prima di entrare nella Basilica di San Pietro, dopo aver salito la scalinata, si volgono verso il Sole e piegando la testa si inchinano in onore dell’astro fulgente. Siamo angosciati e ci addoloriamo molto per questo fatto che viene ripetuto per mentalità pagana. I cristiani devono astenersi da ogni apparenza di ossequio a questo culto degli dei.” (Papa Leone I, 7° sermone tenuto nel Natale del 460 – XXVII – 4)

Lasciamo papa Leone alle sue tribolazioni e, cristiani, mitraici, pagani o liberi pensatori facciamo in modo che questo Natale sia pieno di gioia, di amore e di condivisione.

 

Hold the fort, have a great Christmass day and see y’all next week!

 

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