Per chi ci vive, Giaveno è il posto migliore del mondo.

Lo dico con cognizione di causa perché io a Giaveno ci sono nata e vi ho abitato per 32 anni. Poi mi sono trasferita ad Avigliana e dopo un primo periodo di sprezzante rifiuto e tiepida integrazione, oggi posso dire che amo la mia città e ne apprezzo tutte le risorse e lo stile di vita al punto che forse non tornerei più ad abitare a Giaveno.
A scanso di equivoci, tanto per inquadrare il discorso, va detto che a Giaveno il sentimento di orgoglio e di appartenenza è sempre stato molto marcato, probabilmente perché l’identità del paese è forte e definita. Giaveno è situato in una valle alluvionale, circondato da montagne e boschi, con un centro storico antico e un passato rilevante di cui oggi rimangono poche tracce. Ha però un bel clima e per la sua vicinanza a Torino il paese è stato per anni meta di villeggiatura.

Il suo punto di forza è la comunità di commercianti, nel bene e nel male.
Fare vita sociale a Giaveno è facile per via della sua struttura urbanistica a stella che collega il centro a raggiera con le zone più esterne. La vita cittadina è alquanto vivace, ricca di manifestazioni e iniziative, anche in tempi in cui ancora non si parlava di marketing territoriale. Questa sua vivacità è stata presa ad esempio da molti paesi limitrofi con risultati più o meno efficaci.
Avigliana per esempio: ho sempre pensato che fosse sfortunata perché ogni qualvolta faceva un’iniziativa o una manifestazione, il cattivo tempo guastava tutto. Questa cosa si è ripetuta innumerevoli volte al punto che ho pensato che forse Giaveno avesse conoscenze molto molto in alto o che ad Avigliana nessuno badasse alle previsioni del tempo!
Fra le leggende urbane diventati luoghi comuni circola il detto che qualunque cosa Giaveno faccia sia sempre un successo. Noi ad Avigliana ci guardiamo sconsolati, ma come? Con tutto il patrimonio storico e artistico del paese possibile che non si riesca a fare mai niente? E via con un altro luogo comune, che ad Avigliana non succede mai niente. Appunto.

A ben guardare Avigliana ha molto da offrire, si trova nel secondo anfiteatro morenico del Piemonte, dopo quello di Ivrea, costituitosi dai depositi glaciali di un antico ghiacciaio valsusino.
Ha un castello – eh sì– e un centro medievale con monumenti architettonici, chiese e dipinti di notevole valore artistico. Anche dal punto paesaggistico non scherza, ha due laghi di cui uno balneabile, un parco, un vasto sistema di sentieristica, una bandiera arancione e un collegamento strategico con la Val di Susa e Torino grazie alla ferrovia e l’autostrada.
Inoltre ha un campeggio, una casa vacanze e antichi resti romani in Borgata Malano, giusto per non farci mancare niente. Insomma, dovrebbe spaccare! Passatemi il termine. Invece no. Perché?

Ci sono ostacoli concreti: il borgo storico medievale è pregiato quanto impervio, difficile da raggiungere. Nel lungo periodo questo ha scoraggiato le iniziative commerciali e si è progressivamente impoverito. Solo di recente l’amministrazione ha ripreso a fare progetti per valorizzarlo e immaginarsi una sua evoluzione.
Avigliana è una città policentrica e disgregata, a cui mancano luoghi di aggregazione soprattutto per i giovani. Il problema non è di poco conto ma sicuramente esistono modelli di sviluppo urbano a cui ispirarsi che potrebbero contribuire a ricucire la città.
In anni recenti, c’è stato un rilancio di immagine e di offerta turistica che sta dando buoni risultati. D’estate è normale incontrare turisti francesi, olandesi e inglesi che visitano la città scegliendola proprio come meta turistica. Su questo aspetto con Giaveno non c’è partita. Tuttavia molto resta da fare sul piano della promozione e del racconto del territorio.

Lo storytelling di una comunità

“Sfila via dai fatti la realtà, quel che resta è storytelling” – A. Baricco

In questi giorni prenatalizi mi sono imbattuta in un post su Facebook nel quale un aviglianese esprimeva tutta la sua ammirazione per gli addobbi natalizi di Giaveno, facendo gongolare di soddisfazione i giavenesi per l’invidia che suscitano con le loro iniziative.

Giaveno - Avigliana
In effetti visitare il paese in questi giorni è come entrare in una favola, la cittadina ti avvolge in un’atmosfera magica fatta di suoni e immagini, luminarie, mercatino natalizio, in uno sfavillio di luci, negozi, gente che va e che viene.

Nulla a che vedere con la compostezza delle luminarie aviglianesi, un po’ anonime e per di più colpite dalla solita sfiga perchè poco dopo essere state installate è arrivato il vento che ha attorcigliato gran parte dei fili luminosi che scendono dai lampioni. L’immagine che ci restituisce non è delle più gioiose, ecco.

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Foto Claudio Bergeretti Photography

A Giaveno va riconosciuta una capacità eccezionale di raccontarsi come nessun altro paese della zona. Giaveno è una sorta di esempio emblematico di spontanea narrazione che ha coinvolto i cittadini da più generazioni e che si traduce in una attenta valorizzazione dell’offerta turistica, arricchita da creatività, intraprendenza e diciamolo, una certa tracotanza.

Puoi avere il prodotto più rivoluzionario, quello che toglie la fame nel mondo, ma se non lo sai comunicare nessuno se ne accorge! E i giavenesi questo lo sanno. La partecipazione della collettività è sempre molto attiva, la visione unitaria e l’azione sinergica.
Nonostante i problemi cittadini come un traffico eccessivo o la perdita di alcuni servizi pubblici fondamentali come l’ospedale, tanto per citarne alcuni, l’immagine cittadina di centro commerciale all’aperto non ha perso il suo smalto.

Giaveno si racconta come un luogo vivo, capace di valorizzare la tradizione (Festa del fungo, Festa del Buon pane, Agnolot e Tajarin) e guardare al futuro (allestimenti decorativi come gli ombrelli colorati e le scenografie natalizie, o Miss Italia). A Giaveno c’è sempre qualcosa da fare, da vedere, da comprare.
Il paese racconta la voglia di vivere e mette al centro della sua narrazione l’amore per la vita, il piacere per le cose autentiche, siano questi prodotti locali o di manualità e professionalità artigianale.

La narrazione giavenese emoziona, ci fa identificare in un’idea di comunità fatta di rapporti umani e gioie terrene, ci riporta indietro in una dimensione autentica del nostro recente passato, .
Giaveno ha il merito di saper raccontare la propria identità che, partendo da un’idea coerente,  propone un turismo naturalmente sociale e partecipativo, in grado di creare suggestioni che inevitabilmente ci entrano nel cuore.

p.s.
Il titolo di questo post è una parafrasi molto meno efficace dell’originale, il libro di Annette Simmons intitolato “Whoever Tells the Best Story Wins” . Il libro parla del potere enorme del racconto, di come le storie possono persuadere, promuovere l’empatia e muovere all’azione. Meglio di qualsiasi altro strumento di comunicazione le storie spiegano chi sei, cosa vuoi e perchè raccontarle è importante.

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