A passeggio fra poggi, chiesette e il “leu” di Casalborgone (To)

Domenica 15 ottobre si è rinnovato in tutta Italia l’appuntamento con le iniziative del FAI:  luoghi e monumenti di notevole bellezza da riscoprire e far conoscere a tutti, per godere per un giorno di questi speciali tesori abitualmente chiusi al pubblico. Meta della nostra visita è il borgo di Casalborgone, ai margini della Collina torinese, sul confine con il Monferrato.

La domenica non poteva essere più bella di  così, calda e soleggiata, cielo limpido, praticamente perfetta. Siamo in una terra che racconta storie di signori e castelli, con uno skyline dei più romantici: poggi, chiesette, abbazie, cascine, manieri, borghi, campi e coltivazioni. Quel genere di posti che ti fa dire “mollo tutto” o anche ” scappo dalla città: la vita, l’amore e le vacche” parafrasando un film che mi è particolarmente caro.
In particolare Casalborgone è un incantevole ricetto posto su un poggio dominato da un castello e dal quale si gode di un magnifico panorama sulle colline e  le valli circostanti.

Il paese si sviluppa in due aree, una bassa, nella piana lungo il torrente Leona, vicino ad un’antico percorso stradale romano e una sul poggio, dove in epoca feudale si costituì un primo agglomerato di case – che deve il suo nome ad un certo Bergonis di origine germanica,  proprietario del “casale” appunto.
Si può accedere al borgo in auto fino ad un viale alberato proprio sotto la porta di accesso che attraversa la prima cinta muraria. Oppure se siete ginnici, utilizzare la “scalassa”, una rampa molto ripida in legno che ci porta dritti nel leu (dal latino luogo), come continuano a chiamarlo i suoi abitanti, ossia il ricetto sviluppatosi attorno al castello.

Le ho contate, il borgo ha 3 piazze e 10 vie che aggirano il castello come una matassa di lana. Si tratta di uno di quei posti rimasti immutati nel tempo, il paese ha lo stesso aspetto che aveva nel 1700  e ha conservato nella sua architettura la memoria della vita e delle attività che qui si sono svolte nel corso dei secoli. Qui c’erano il municipio, la prefettura e i carabinieri, oltre che numerose attività commerciali. Tutte le stradine sono acciottolate, le case mantengono una loro grazia e spesso ospitano cortili, piccoli giardini, zone d’ombra coperte da rampicanti che ne fanno un motivo di attrazione per una come me che in men che non si dica si trasforma in una “ooooh romantica donna inglese”!
A proposito, due sono gli appuntamenti significativi per godere appieno del borgo: la Sagra del Pisello a fine maggio, quando si aprono i cortili delle case e la festa dell’Assunta, il 15 agosto, in cui si vede sfilare la processione dell’Abbadia.

Qui  Casalborgone abitò per un po’ anche  il primo illuminista italiano – come lo definì Gobetti – il conte Ignazio Martino Adalberto Radicati di Passerano e la sua casa sorge nei pressi della porta S. Siro, altro accesso al centro storico che conduce alla piazza dove sorge la chiesa principale del borgo, l’antica parrocchiale di Santa Maria Maddalena.
Breve storia triste: come molti illuministi  il conte Adalberto fu perseguitato per le sue idee politiche, condannato dal Tribunale dell’Inquisizione, morì esule e derelitto in Olanda nel 1737.

Al lato opposto della piazza in cui si trova la parrocchiale sorge la chiesa della Santissima Trinità eretta nel 1711 e sede dell’omonima confraternita. Qui si possono vedere molto bene i muraglioni che costituiscono la cinta di mura interne e fanno da basamento ai giardini del Castello.

Le strutture più antiche del Castello pare risalgano al XI secolo, la sua forma è quadrata, in mattoni, con alte finestre e con tre livelli di giardini che si poggiano su possenti muraglioni. L’edificio gode di una posizione favolosa, non solo per il panorama ma anche per un microclima che consente a palme e limoni del giardino di crescere rigogliosi. Ci dice la guida del FAI che fra il borgo alto e quello basso ci sono 2/3° di differenza.

Davanti all’ingresso si trovano due maestosi cedri del Libano piantati nel 1500, che come le persone, portano i segni del tempo ma fanno ancora una bellissima figura. Molto carini i giardini, da poco recuperati e ripuliti dalle sterpaglie. Percorrendo poi il sentiero che li costeggia – denominato sentiero della processione – si hanno delle splendide viste su Castagneto Po e San Sebastiano da Po e alla fine del percorso ellittico ci si trova di fronte alla magnifica Torre campanaria.

Dopo i Radicati, conti di Cocconato che infeudarono il castello, i vari passaggi di mano nel 1600,  Madama Reale diede il feudo al conte Broglia. La fam. Broglia possedette il Castello di Casalborgone fino al 1902 quando passò a Ferdinando Morozzo della Rocca.  Oggi il castello ha dei nuovi proprietari – americani – che sembra vogliano conservarne la bellezza pur immaginando per questo posto speciale una diversa funzione, più turistica. Forse diventerà un ristorante esclusivo.

Per maggiori informazioni storico-artistiche, eventi e iniziative di Casalborgone potete consultare il sito trebea.wordpress.com, ricchissimo di notizie e il sito web del comune

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