Viaggio a Marrakech, in Marocco fra palazzi e mercati dal fascino inebriante.

Dunque, di certo non è un bel periodo per invitarvi a visitare i paesi del Nord Africa, lo capisco. Ma visto che io amo le sfide oggi vi racconto del mio Marocco, della mia Marrakech per l’esattezza, che – nonostante il comprensibile sentimento di antipatia che purtroppo i paesi arabi suscitano negli ultimi anni – è un posto da visitare almeno una volta nella vita.

Ora, io che lavoro da anni in un’agenzia di viaggio e sono ferratissima sul come muovermi, ho prenotato a metà Luglio, dove c’erano 45° gradi all’ombra (inesistente) e l’ultima settimana di Ramadan che li rendeva, comprensibilmente, sul nervosetto andante. Un genio.

Quindi partirei dal fatto di studiarvi bene il periodo in cui andare, magari non in piena estate che poi vi liofilizzate e magari non mentre sono tutti affamati e incazzusi anche per rispetto alle loro usanze;  capisco che le ferie uno le ha quando le ha, ma in realtà in un paio di giorni pieni ci si fa già una bella scorpacciata di Marrakech e le sue mille sfaccettature. Se poi considerate le 3 ore circa che ci si mette da Milano, un week end lungo è più che fattibile, tanto più che il clima è senz’altro più freddo in inverno ma decisamente piacevole (6-18 gradi di media a Gennaio).
Bene, ora che vi ho convinti, abbiamo un altro problema: dove dormiamo? Come tutti i luoghi turistici che si rispettino, troverete facilmente hotel di catena ma se volete fare una cosa ben fatta vi conviene prenotare in un dei numerosi Riad che altro non sono che le tipiche case marocchine a pianta quadrata trasformate in strutture ricettive, un po’ come il bed & breakfast che potreste ricavare dalla vecchia casa in campagna di vostra nonna (oh, non vale fare fuori le nonne eh!) e che vi faranno già subito entrare nello spirito da Mille e una notte.

Oooh và, ci siamo sistemati. Ora fatevi una bella doccia, la prima delle 25 che vi farete in una giornata media e mettetevi un paio di scarpe comode perché a Marrakech c’è da camminare parecchio : un po’ per potersi godere appieno l’ambiente e un po’ perché l’unico pullman che ho preso in una settimana mi ha fatto diventare religiosa tutto d’un botto visto che ho passato tutto il tempo a pregare di arrivare sana e salva. Un po’ il modello del suddetto che era un incrocio tra le macchinine che fa mio nipote col pongo e un residuato bellico della guerra d’Eritrea, un po’ che l’autista mentre guidava si girava a parlare con noi, rispondeva al cellulare, mangiava un kebab e si pettinava. Tutto assieme.

Quindi incamminiamoci dal nostro Riad (magari portando con noi un bigliettino da visita perché non è che sia proprio semplice ricordarsi poi i nomi delle vie) verso il centro, la Medina, che – a differenza di ciò che molti credono – sta ad indicare la Città Antica e non il mercato, che invece si chiama Souk.

Nel centro di Marrakech troviamo Piazza Jamal el Fna (che incredibilmente si legge così come si scrive) che di giorno sembrerà il deserto dei tartari forse perché non c’è un pezzetto d’ombra nemmeno a pagarlo oro e che vi porterà alla Moschea della Koutubya – la più grande della città – e al suo imponente minareto (la torre insomma) con la punta dorata; dovete assolutamente trovarvi in mezzo alla piazza al tramonto perché vi assicuro che la moschea con il cielo rosato è una cosa da togliere il fiato.
Mentre la sera scende, quella stessa piazza che avrete trovato spoglia ed eccessivamente calda nel pomeriggio, si anima piano piano di tatuatrici all’henné pronte a crearvi piccoli capolavori sulle mani che spariranno nel giro di 5/6 giorni, di – ahimè – incantatori di serpenti o addestratori di piccole scimmiette, di venditori di lampade colorate e soprattutto di decine di stand uno attaccato all’altro da dove urlanti imbonitori cercheranno di convincervi a fermarvi.

Il cibo di Marrakech avrebbe bisogno di un capitolo a parte perché è un’ esplosione di sapori e odori senza pari, non tutti gradevoli o comunque talmente diversi da quelli a cui siamo abituati noi da lasciare a tratti perplessi. Ovunque troverete in Tajine che altro non è che una sorta di spezzatino cotto in contenitori di terracotta (da cui prende il nome) con dentro la qualunque: limone e pinoli, verdure, patate e olive, prugne, zafferano.
Ovviamente la carne è di pollo o agnello, meno spesso di manzo e se vi azzardate a chiedere del maiale sarà mia cura aspettarvi in aeroporto e corcarvi di mazzate appena mettete piede in suolo italiano. Questo particolare piatto è, insieme al cous cous e a minuscoli spiedini di carne d’agnello e verdure, quello che va per la maggiore tra le bancarelle dove la voglia di assaggiare tutto va a braccetto coi prezzi decisamente invitanti (sia che voi decidiate di mangiare presso le bancarelle o in uno dei numerosi ristoranti che si affacciano sulla piazza, vi alzerete pieni da scoppiare con meno di 10 euro a testa incluse le bevande tassativamente analcoliche). Il problema è che, qualsiasi cosa voi mangerete, è più che probabile che il vostro intestino non ve la farà passare liscia … un po’ per le spezie alle quali non siamo abituati, un po’ per il clima, un po’ per le norme igienico – sanitarie che sono diverse dalle nostre, a Marrakech vi toccherà visitare anche più di una toilette, ve lo assicuro.
Ma ora stringiamo le chiap…ehm, i denti , e proseguiamo la nostra serata; con la pancia piena, avete tutto il tempo di girullare pigramente nel Souk dove troverete qualsiasi cosa e intendo dire qualsiasi.
Viuzze strettissime gremite di borse, ninnoli, trucchi, cibo, vestiti, scarpe, teiere e tazzine per il thé in vetro colorato, piatti e spezie che uno si porterebbe via tutto; ovviamente, è cosa nota che gli arabi amano moltissimo trattare, un po’ perché è nella loro cultura, un po’ perché sperano di prenderti per sfinimento (e a volte ci riescono) e che tu paghi un oggetto il doppio del suo valore. Amano esagerare, quindi non stupitevi se vi chiederanno 50 euro per una statuina a forma di gatto che poi riuscirete a portare via per 1.50 euro. Ovviamente nel trattare non deve mai mancare il rispetto reciproco, anche se a volte ad alcuni il punto sfugge un pelino… in tal caso il mio consiglio è quello di girarsi e andarsene senza più dire nulla che tanto quella stessa cosa la troverete altre 80 volte nella serata e non è il caso di mettersi a litigare per una cosa che ha il 50% di possibilità di rompersi nel viaggio di ritorno.
Vi consiglio caldamente di tenervi un paio abbondante di ore per tornare al Souk di giorno, dove potete infilarvi nel vero cuore del Souk e vedere gli artigiani al lavoro dentro dei minuscoli laboratori ai lati della strada : il souk delle spezie, quello della pelle – dove troverete infradito o babucce fatte a mano e di colori stupendi a prezzi davvero ridicoli (qui non si tratta, i prezzi sono scritti), quello delle ceramiche.

Siete stufi di shopping? Bene, allora vi consiglio di visitare les “Jardens Majorelle”, appena fuori dal centro città, un enorme giardino botanico con stradine che si perdono tra piccoli laghi coperte di ninfee e piante rampicanti, il tutto tra edifici bassi dipinti di uno stupendo blu – il blu Majorelle, per l’appunto – che è riuscito a stregare anche lo stilista Yves Saint Laurent che lo ha acquistato nella vecchiaia e le cui ceneri sono sparse all’interno lungo la via che porta il suo nome.

E poi le tombe Sadiane – mausoleo della dinastia Sa’diana dove sono sepolti circa 60 corpi – con i suoi mosaici stratosferici (qui troverete anche dell’ombra!), Palazzo el Bahia che ha un miliardo di porte e di stanze una più bella dell’altra o Bab Agnaou, una delle 19 porte della Medina, intarsiata da secoli e imponente.
Se non avete troppo tempo di permanenza, vi consiglio di prendere uno dei taxi che sostano in Piazza Jamal el fna oppure di affidarvi ai tour operator che sono un po’ ovunque, anche se in questo caso il tutto avrebbe un prezzo maggiore e finirete con dover stare ad orari e tabelle di marcia; nonostante mia mamma fosse un tantino in ansia al momento della mia partenza e che fossimo due donne da sole, noi non abbiamo avuto alcun problema nel muoverci e nessuno ci ha infastidito particolarmente, anche se vi consiglio caldamente di ignorare chi vi attacca bottone per strada offrendosi di accompagnarvi a vedere questo o quell’altro piuttosto che di farvi vedere una scorciatoia per il Riad (e vi assicuro che ce ne sono parecchi) e – in linea di massima – di tenere un low profile e una buona dose di rispetto delle culture altrui; e lo so che alcuni di voi ribatteranno che questo stesso rispetto non sempre è reciproco, ma facciamo come diceva mia nonna : usi il buon senso chi ce l’ha.

Per il resto godetevi la città, i mercati dove vanno a fare la spesa i locali oltre che i Souk turistici, i bambini che corrono nella polvere, le grida e le risate ad alta voce, il profumo dei dolci carichi di miele (e coperti purtroppo di mosche) delle bancarelle e gli odori di una città che, pur così diversa da ciò a cui siamo abituati noi, vi offrirà spettacoli che rimarranno impressi nella vostra memoria per lungo tempo.

Alcune informazioni pratiche:
il volo è operato da Easyjet con partenza da Malpensa e il costo del biglietto dipende dal periodo – ovviamente- ma si aggira intorno ai 150 euro andata e ritorno e opera dal venerdi al martedi;  dormire in un Riad già di quelli decisamente carucci – e ve lo consiglio –  siamo sui 75 euro a notte per una camera per due persone inclusa la colazione… ovvio che se volete fare gli sboroni e buttarvi al Sofitel, metterei in conto qual cosetta in più!
Sà, dai… già fatte le valigie????

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