Probabilmente vi sarà capitato di sentir parlare di Lucca Comics, grande manifestazione che nasce soprattutto come evento per celebrare i fumetti. Col tempo si sono venuti a creare parecchi eventi “gemelli”. Dal Torino Comics al Romics passando per altri luoghi ormai in Italia sono molte le città che sentono la necessità di celebrare il fumetto. Sono occasioni in cui autori poco conosciuti possono avere il loro spazio, editori un po’ indie possono esporre i loro volumi e appassionati di fumetti possono comprare rarità, scambiarsi opinioni e conoscere dal vivo disegnatori e fumettisti (in realtà ovviamente è tutto un involucro per nascondere le reali finalità che hanno tutti gli eventi di questo tipo: dare anche agli sfigati la possibilità di accoppiarsi ). Ma oggi, con l’affermazione della cultura dei videogiochi, degli anime giapponesi e di Youtube questo genere di manifestazioni è diventato un troiaio. Sì. Ho usato la parola TROIAIO.

La cosa più agghiacciante sono gli youtubers, in particolare quelli che fanno “gaming”: giovani sfigatissimi che non hanno mai fatto un cazzo nella vita se non giocare a Pòkemon, PES, Final Fantasy e GTA, postano sui loro canali Youtube video in cui giocano ai loro giochi preferiti e fanno pure i big like con video di questo tipo.  Quando ero piccolo, stiamo parlando degli anni ‘80, andavo nei bar dove c’erano i videogiochi cabinati (o nelle sale giochi) e di solito ognuno di questi luoghi ospitava almeno un mostro sacro: una specie di superman dei videogame capace di finire un gioco con una sola moneta. Ci si assembrava dietro di lui cercando un punto di osservazione vantaggioso in modo da poter ammirare al meglio le sue prodezze videoludiche. Si sudava con lui, si aspiravano i miasmi passivi di sigarette sempre accese e fumate fino al filtro, si sperava che non andasse via la luce mai, o perlomeno non ora che il nostro eroe stava per sconfiggere l’ultimo mostro. Si mangiavano gelati Sanson dai gusti super-chimici che ti lasciavano la lingua di colorazioni fluo. E si tifava per il beniamino videogiocatore. Lo si incorggiava nelle sue manovre. “Salta!”, “Spara!!”, “Tira la magia!!!” erano le frasi più gettonate. Poi sono arrivate le consolle che hanno ucciso i videogiochi da bar. Playstation killed the videogames’ stars. La qualità dei giochi è migliorata sempre più. Videogiochi che ormai simulano persino la vita di tutti i giorni. Avventure grafiche in cui si è soldati durante le principali guerre del passato, del presente e del futuro. Da lì però qualcuno ha riesumato l’istinto da voyeur tipico dell’umano medio e ha lanciato su Youtube il gaming, ovvero registrare partite di giochi mentre si commenta a volte con un intento comico altre volte con la semplice voglia di far vedere quanto si è bravi (il livello di bravura ovviamente è direttamente proporzionale al livello di sfiga del gamer). Ecco: gli youtubers hanno invaso il mondo più che rispettabile del fumetto con le loro cazzate. Frotte di ragazzetti in cerca di trucchi per sbloccare qualche personaggio nascosto di videogiochi di ultimissima generazione si riversano nel mondo della fumettocrazia facendo incenerire le palle di quei (pochissimi) partecipanti che cercano realmente qualche fumetto o qualche autore per farsi autografare un volume.

Ma non sono i soli ad attaccare il mondo delle nuvole parlanti. A loro si sono aggiunti ormai da anni i Cosplayers. I Cosplayers chi sono? Proviamo a riassumerli: persone che amano vestire i panni di qualche loro eroe che sia dei fumetti, dei cartoni (principalmente giapponesi) o dei videogiochi. Anche molte saghe cinematografiche vantano numerosi Cosplayers: Star Wars è l’esempio più lampante. Entrando in una di queste manifestazioni troverete parecchie Guardie Imperiali che viaggiano, spesso anche in coppia, a pattugliare gli stand o che mangiano noodles liofilizzati in un angolino della fiera. Ormai i Cosplayers in realtà sono i veri padroni di questi eventi: hanno sconti sull’ingresso, camerini dove cambiarsi, competizioni tutte per loro, set fotografici. Molti sono i fotografi più o meno ufficiali che cercano di ritrarli e loro sono ben contenti di mettersi in pose studiatissime frutto di esercizi impegnativi davanti allo specchio di casa. Ma è più che frequente trovare una quantità inedita di vecchi porcelloni in cerca della Lara Croft vagamente somigliante anche solo alla cugina bulimica di Angelina Jolie per ritrarla con macchine fotografiche semi-professionali.

Sono stato proprio un paio di giorni fa al Torino Comics Xmas (ormai la cadenza di questi festival non è più annuale ma segue una stagionalità abbastanza sintonizzata a quella delle feste comandate) e l’amarezza mi ha colto in tutta la sua potenza come se si fosse accumulata lì da tutte le mie precedenti esperienze ma avesse deciso di uscire tutta in una volta. La versione natalizia di questo evento è stata piuttosto scarna e veramente rimanevano giusto i Cosplayers a fare da attrazione. Diciamo che la difficoltà per uno della mia generazione che conosce soprattutto fumetti italiani e americani e che è fermo a Super Mario per quanto riguarda i videogiochi, è individuare chi cazzo siano questi tizi. Magari alcune tipe hanno anche costumi curatissimi (leggenda vuole che il vero Cosplayer si confezioni da sè il vestito) ma la domanda “E questa chi minchia sarebbe?” affiora molto spesso alle labbra o anche solo alla mente. Ma considerando che siamo di fronte a gente che guarda anime giapponesi mai usciti in Italia con sottotitoli in coreano (quando va bene) possiamo anche capirlo. Il problema è quando riconosci il personaggio rappresentato ma non sei per niente d’accordo sul Cosplayer che lo interpreta. Non basta essere appassionati di fumetti di supereroi per pensare di fare Batman. Non per essere policamente scorretti ma se sei un po’ sovrappeso forse è meglio che ti orienti su Homer Simpson altrimenti c’è chi potrebbe pensare che tu ti sia mangiato Robin.

Che poi è vero anche il contrario: se sei uno stecchino che basta un rutto per disintegrarti forse è meglio che tu non ti vesta da Capitan America.  E poi, se sei abbastanza onesto con te stesso e ti metti la salopette e i baffoni finti per intepretare una versione paffutella di Super Mario, lascia perdere la Cosplayer scosciata vestita da una delle innumerevoli cloni di Sailor Moon, non fare il mandrillo con lei tanto ha già puntato come minimo quell’Edward mani di forbice che sta facendo la coda per un hot dog alla modica cifra di sei euro. Salse escluse.

Ma la reale tristezza proviene da coloro che ti sembrano normali partecipanti ma poi ti rendi conto che vogliono passare per Cosplayer magari con un unico dettaglio o la malaugurata combinazione di qualche elemento. Voglio dire: non è che se ti metti il cappello da cowboy di tuo figlio e stringi in mano un frustino recuperato in un sexy shop sei uguale a Indiana Jones.

Una particolare attenzione va poi alle ragazze: scosciamenti come se non ci fosse un domani, minigonne che non lasciano nulla all’immaginazione e poi si coprono il culo non appena uno dei quindici Darth Vader in circolazione abbassa lo sguardo mascherato sulle loro chiappe. Ragazze, se avete scelto il perizoma nonostante ci siano tre gradi e persino i vari Naruto stanno tremando nelle loro infradito, siate oneste fino alla fine e camminate disinibite.

Per cui, che sia Natale o no, se volete l’autografo di un qualsiasi autore di fumetti, preparatevi a sgomitare tra personaggi presi da Dragon Ball e a chiedervi se quella tizia con il vestito azzurro vuole essere Alice nel Paese delle Meraviglie, Daenerys di Games of Thrones o semplicemente Elsa di Frozen.

A presto.

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