Il supermercato è un regno più femminile che maschile. Il maschio si aggira senza un ordine preciso all’interno delle corsie. Cerca il latte detergente nel reparto del cibo per animali. Vaga nel reparto frigo riparandosi come se stesse attraversando la tundra. Ma più frequentemente, se vedete un uomo in un supermercato qualunque, lo vedrete al cellulare. Sta parlando con la moglie, con la madre, con l’amante, con la fidanzata… insomma, con una donna. Mugugna frasi tipo: “Extravergine in che senso?” o “Come sarebbe detersivo per parquet? Abbiamo un parquet?”.

Ma ci sono anche altri personaggi tipici del paesaggio umanamente vario di un supermercato.

Tipo.

La vecchietta assaggiatrice. Si piazza, di solito, di fianco ai contenitori di frutta secca sfusa e rosicchia arachidi con gesti piccoli e rapidi. Quando viene redarguita dall’addetto del reparto si difende di solito con frasi quali “E va beh ma le devo assaggiare, e se poi non sono buone?”.
L’omino del bigliettino. Quello che arriva davanti alla panetteria dove bisogna prendere il numerino e mentre sta per passare il 916 lui tira fuori timidamente il 3 dicendo: “Eh, mentre aspettavo sono andato a vedere se c’era ancora l’offerta del detersivo…”. Di solito viene linciato dalla folla in puro stile The Walking Dead.

Il cercatore della scadenza perduta. Si inginocchia davanti allo scaffale del latte a lunga conservazione (che già lì… se è a lunga conservazione difficilmente scadrà entro un quarto d’ora) e cerca. Cerca come se volesse trovare un latte che scada almeno nel dicembre del 2020. Lo fa per sentirsi vivo. Lo fa con qualunque alimento: dalle lenticchie ai funghetti sott’olio.

La donna del bunker antiatomico. Una che spinge un treno di carrelli carichi di ogni ben di Dio alimentare e non. Sembra pronta a rifornire uno di quei villaggi costruiti grazie ai tappi delle bottiglie di plastica abilmente raccolti. E invece no. È tutta roba per lei. Non si sa mai. Ti arriva qualcuno in casa all’improvviso e gli devi dare da mangiare due cose. O ti arriva il vicino che ha finito il cotone idrofilo pre-tagliato, che vuole del paté d’olive taggiasche, un arbre magique alla cannella. Un libro di Fabio Volo.

L’annusatore seriale. E ce n’è uno in tutti noi. Perché chi l’ammorbidente, chi il sapone liquido, chi il detersivo per i piatti o lo shampoo, tutti noi un’annusatina la diamo. E facciamo bene. Con quella roba ci convivremo fino a fine flacone. Non si scherza. Però c’è gente che dà delle tirate che nemmeno i bimbi brasiliani delle favelas con la colla. Si sballano di Dixan due per uno. Brancolano nelle corsie sbandando, ormai strafatti di Coccolino.

Quello che ha visto su youtube il tutorial su come riconoscere il pesce fresco e maneggia le varie vaschette alla ricerca del branzino con l’aria più sveglia.

Lo speleologo del surgelato. Viene ritrovato dentro i freezer ormai congelato nell’atto di recuperare l’ultimissima confezione di sofficini ai funghi.

Il lettore di ingredienti. Con gli occhiali da lettura sosta in mezzo alle corsie tenendo in mano una confezione di biscotti o brioche o pane e cercando di decifrare gli ingredienti in tedesco perché, come tutti noi, non riesce a trovare la versione italiana, di solito scritta a caratteri cubitali in un’altra zona del pacchetto. Non è tanto che cerchi qualche ingrediente in particolare. Non è tanto ciò che c’è negli ingredienti: è che ci sono cose che non dovrebbero esserci e lo vedi lì che scuote la testa di fronte all’ormai maledetto olio di palma. Al burro anidro, qualunque cosa sia. Allo sciroppo di glucosio.

L’approfittatrice di offerte. Ha saputo da un volantino che l’acqua della sua marca preferita è in offerta e si fa trovare direttamente sul retro dove scaricano i Tir. Per l’occasione ha affittato un furgone da riempire di casse d’acqua.

E mi fermo solo per darvi modo di riconoscere tutti questi personaggi. O di riconoscervi anche un po’ voi in queste righe.

Alla prossima spesa.

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