La simbolica data d’inizio dell’emigrazione italiana nelle Americhe può essere considerata il 4 ottobre 1852, quando venne fondata a Genova la Compagnia Transatlantica per la navigazione a vapore con le Americhe, il cui principale azionista era Vittorio Emanuele II di Savoia e gli italiani, tra la seconda metà dell’ottocento e il secolo scorso, migrarono a milioni negli Stati Uniti.

Passati i controlli di Ellis Island venivano subito marchiati con appellativi razzisti, erano detti WOP ovvero “With Out Papers” o anche “Working On Pavement”; il termine WOP, per alcuni, è una contrazione del napoletano “guappo” pronunciato woppo. Quel nomignolo razzista non era il solo, a esso possiamo aggiungere e non sono tutti per non rubare troppo spazio: Black Dagos, Bologna, Brown, Burnt Pizza, Dagowop, Garlic Breath, Goombah per dire compare e ultimo il più famoso della serie: Macaroni giusto perché gli italiani erano e sono stranoti come grandi consumatori di pasta.

sbarco

Proprio di questo voglio parlare dell’avventura della pasta negli Stati Uniti e di come viene cucinata e consumata dalle parti di #SoCal e dintorni.

I primi migranti erano per la maggior parte contadini del sud Italia che con coraggio e con la forza della disperazione, emigravano con la speranza di una vita migliore per se stessi e i loro figli.

La loro cucina era elementare, contadina, le ricette erano fatte di cose semplici e proprio quelle sono diventate nel tempo, subendo trasformazioni e aggiunte a fantasia, le principali ricette della cucina Italo-Americana che ben poco ha a che fare con l’attuale cucina italiana.

rodolfo

 

Vorrei citare come esempio emblematico dei nostri migranti #RodolfoValentino che, proprio intorno al natale del 1913, alla tenera età di 18 anni emigrò negli Stati Uniti, i reali motivi della sua migrazione in pieno inverno non sono mai stati ben chiariti ma questa è un’altra storia e se volete saperne di più leggete questo bel libro di Evelyn Zumaya da me tradotto in italiano: L’Affare Valentino 

Quella che segue è la sua ricetta “segreta” di sugo per la pasta, dosi per quattro commensali:

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RICETTA DI RODOLFO VALENTINO

Ingredienti:

30 ml di olio d’oliva
1 grossa cipolla tritata
300 g. di funghi affettati
250 g. di salsa di pomodoro
250 g. di concentrato di pomodoro
450 g. di pomodori pelati tritati
450 g. di Italian Sausage tagliata a pezzetti. N.B.: Negli Stati Uniti per Italian sausage s’intende una salsiccia, tipo luganega, aromatizzata al finocchio o all’anice, c’è chi afferma che la salsiccia della ricetta fosse per metà piccante e per metà dolce.
5 grammi di aglio tritato
15 g. di origano fresco
15 g. di rosmarino fresco.
50 g. di acciughe
150 ml. Di vino rosso e all’occorrenza vino a piacere.

400g. Di spaghetti lunghi come quelli di una volta da non spezzare, mai!

1 Pentola di media grandezza

1 Padella

1 Sgabello scaletta

1 grande pentola, da almeno 8 litri per la cottura della pasta.

Istruzioni:

Scaldate 15 ml. Di olio d’oliva in una pentola di media grandezza e soffriggete le cipolle in pezzi con i funghi a fuoco moderato sino a che non siano cotti, all’eventualità aggiungere acqua. Aggiungere la salsa di pomodoro, il concentrato di pomodoro e i pelati. Continuate la cottura a fuoco basso.

In una padella saltate i pezzi di salsiccia con l’aggiunta di 15 ml. Di olio d’oliva se la salsiccia tende ad aderire alla padella. Mentre la salsiccia cuoce aggiungere l’aglio. Quando la salsiccia ha preso un bel colore bruno toglietela dalla padella con l’aglio e versate il tutto nella pentola col pomodoro, quindi aggiungere sia l’origano sia il rosmarino.

Sfumate del vino rosso a piacere, nella padella dove avete cotto le salsicce e versate quel che resta nella pentola. Aggiungere 30g. Di acciughe quindi cuocete la salsa a fuoco lento per 10 minuti circa con la pentola parzialmente coperta e aggiungere le altre acciughe. Cuocere per altri 30 minuti, rimescolando di quando in quando. Tenete la pentola col coperchio e, se la salsa tende ad addensarsi troppo, aggiungete vino rosso.

Intanto riempite la grande pentola con acqua che porterete a ebollizione, quando l’acqua bolle salatela e prendete lo sgabello scaletta, saliteci su con la pasta per poterla agevolmente fare entrare nella grande pentola, la pasta non va spezzata per alcun motivo.

Una volta raggiunta la cottura desiderata, scolate la pasta e in una grossa ciotola conditela col sugo, olio a piacere e con l’aggiunta di molto parmigiano grattugiato.

Quindi divertitevi ad arrotolare un metro e mezzo di spaghetti con la vostra forchetta and enjoy the meal!

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Ogni anno il 6 maggio a Hollywood si radunano alcuni fan di #RodolfoValentino per celebrare il suo compleanno e, in quell’occasione, gli spaghetti “segreti” di Rudy non mancano mai.

Oltre a questa ricetta la cucina Italo-Americana prevede, come vengono chiamati qui, i Fettuccini Alfredo, conditi con una salsa a base di panna da cucina, aglio, pecorino romano, parmigiano e molto burro.

polpettonePoi i meatball spaghetti conditi con un ragù a base di carne nel quale sono cotte polpette di dimensioni medio-grandi ovvero di circa mezz’etto ciascuna, c’è un cuoco che ha inventato il sugo con una sola polpetta da 400g circa.

Una fondamentale differenza tra la cucina tradizionale italiana e quella italo-americana sta nella differenza delle portate. Normalmente negli USA un dinner importante è composto da un “appetizer” detto anche “starter” che può essere un’insalata condita con l’italian dressing, un intruglio contenente: polvere d’aglio, polvere di cipolla, zucchero, origano secco, pepe nero, timo secco, basilico secco, prezzemolo secco, sale al sedano, sale, il tutto diluito con la frusta da cucina in un misto di acqua, aceto bianco e olio di semi, alcuni sconsiderati invece dell’aceto bianco usano l’aceto balsamico. Un altro possibile “starter” è il “garlic bread” o, in molti casi, una tazza di minestrone o la zuppa del giorno.

piatti

Dopo gli “starter” arriva l’ “entrée” che qui, al contrario di quanto avviene in Francia, è il piatto forte del pasto e sempre l’ “entrée” è accompagnata da uno più contorni e spesso si tratta di pasta. I piatti sono molto grandi e l’aspetto micidiale di questo tipo di pasto è che l’ “entrèe” è di dimensioni massicce e sicuramente sovradimensionate per una pancia sola.

La mia ultima avventura in un ristorante italo-americano è stata mangiare un piatto che si chiama: “Veal Parmigiana” che per la modesta cifra di 26,00 Dollari, escluse bevande, mance e tasse ti consente di abboffarti con una grande fetta di vitello panata e ricoperta da abbondante ragù di carne e mozzarella fusa come se piovesse, il tutto adagiato su di un lettone di spaghetti al ragù, qui detti “spaghetti bolognese”, vi garantisco che per me è sempre un’impresa arrivare a mangiare tutto e non dover ricorrere al bicarbonato di sodio e al “doggy bag” per recuperare gli avanzi pardon i leftovers!

Il massimo esempio, nel bene e nel male, della cucina Italo-Americana è rappresento dalla catena di ristoranti “Olive Garden” i cui piatti più ambiti, tra gli “starter” sono: i Crispy Chicken Ravioli Supremo, i Garlic Mussels Marinara (cozze cotte in una salsa marinara ricchissima di aglio), lo Spicy Calabrian Chicken, la Lasagna Fritta e la Bruschetta Caprese, spesso irrorata con aceto balsamico che qui, col parmigiano, è considerato un elemento che non manca mai sulle tavole degli italiani. A questo si aggiungano tra le “entrée” la Chicken Parmigiana, i Fettuccini Alfredo, il Chicken Alfredo, i Gamberi Alfredo, i Five Cheese Ziti al Forno.

Vi consiglio anche di vedere questo divertente filmato di nonne italo americane che, per la prima volta, provano i piatti di Olive Garden. clicca e guarda il video

Per la vostra gioia vi consiglio di fare un giro sul menu on line del’Olive Garden.

Per questa volta ci salutiamo qui e arrivederci alla settimana prossima per parlare del Natale.

Hold the Fort and Happy Trails to y’all!

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