Da oggi travel.food.it  racconterà attraverso Paola e Federico la Magna via Francigena. Un cammino di 190 km  da Palermo ad Agrigento.

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Capitolo 1

Partenza. Tappa 0 Palermo.

Arrivati, l’isola ci ha accolto con un bouquet di Sapori profumi e colori mediterranei, le strade colme di sorrisi e gusti multietnici, alberi monumentali e architetture erette dai popoli che nei millenni hanno solcato questi mari.
Dopo aver gustato alcune specialità locali ci siamo recati all’ostello della gioventù per ritirare la carta del pellegrino.
Il cammino che abbiamo scelto di intraprendere inizia da Porta Nuova alle spalle della cattedrale della Santa Vergine.
Dopo una breve visita di questo maestoso tempio costruito a dimensione dello spirito umano abbiamo fatto apporre il primo timbro e con esso il primo passo verso Agrigento è compiuto.

Domani ci attendono le prime luci del mattino. Alla volta di Santa Cristina Gela.

TAPPA 1 Palermo- Santa Cristina Gela

Arrivati a Monreale abbiamo visitato il magnifico Duomo che ci ha abbagliato coi suoi mosaici. Costruito nel 1174 per volere di Re Guglielmo II come luogo di culto reale è sicuramente uno dei luoghi sacri siciliani con la più alta concentrazione di mosaici. Timbrata la credenziale del Pellegrino ci siamo rimessi in marcia alla volta di Santa Cristina Gela, purtroppo la pioggia ha accompagnato nostro cammino per i restanti 17 km. Dopo la discesa verso Aquino siamo ripartiti dal fondovalle attraverso i tornanti degli astronauti e intrapreso una ripida e scivolosa salita attraverso quella che era la riserva di caccia dei Normanni, dopo un lungo tratto di asfalto abbiamo iniziato a percorrere il sentiero sterrato lungo i pendii di una vecchia Cava abbandonata e da lì il nostro viaggio si è fatto più ostico, la pioggia battente ha scandito i nostri passi per tutta l’ arrampicata.
Giunti in cima al crinale ci siamo fermati all’edicola votiva per controllare l’itinerario, in contrada Rebuttone il diluvio ha incominciato a farsi sempre più forte, ci siamo riparati sotto una costruzione abbandonata per riprendere fiato, placatosi il nubifragio abbiamo ripreso il cammino in pianura fino a percorrere un sentiero scivoloso in mezzo ai boschi devastati da un incendio. Siamo rimasti impressionati come la natura abbia la forza di ricominciare, le piante con la corteccia ancora bruciata sono germogliate nuovamente come simbolo di eterna rinascita e nuova vita anche dopo un grande trauma. Usciti dai boschi di querce il paesaggio circostante ci ha accolto con le sue creste le sue dolci colline verdi. Finalmente il sole illuminava i nostri ultimi passi verso la prima tappa, i raggi riflessi nello specchio d’acqua in lontananza ci hanno fatto dimenticare il freddo e la pioggia che hanno accompagnato la prima fase del nostro cammino.

Santa Cristina Gela è un paesino tranquillo immerso nel verde, ospita una delle più grandi comunità albanesi siciliane non per niente qui vicino si trova la Piana degli Albanesi, tappa obbligatoria “Bar del Corso” qui viene prodotto uno dei migliori cannoli della regione, vincitore della prima edizione del cannolo Festival svoltasi a Palermo.

TAPPA 2 Santa Cristina Gela – Corleone

Questa mattina la sveglia è suonata alle 6:30, dopo aver mangiato la magnifica cassata preparata da Francesca ci siamo messi in marcia. Con il sole alla nostra sinistra che illuminava il lago della Piana abbiamo lasciato Santa Cristina Gela e intrapreso il sentiero che taglia lungo i boschi di pini della riserva Del Monte Giuhai, il paesaggio circostante ci deliziava con i colori e i profumi della Primavera siciliana. Arrivati in cima abbiamo incrociato l’itinerario Rosaliae e, continuando a camminare sul sentiero, abbiamo visto i cavalli e le mucche pascolare sulla vetta.
La discesa verso Sant’Agata è stata piacevole, costeggiando alcune masserie ci siamo inoltrati in mezzo ai prati in fiore e nei campi di frumento, questo lungo sentiero tagliava dritto dalla piana fino al Santuario di Tagliavia.
Giunti al santuario siamo entrati e abbiamo udito le note di Osanna in una versione melodica, il coro si stava preparando per la messa delle 11:30. Seguendo il profumino di sugo che veniva dalla Canonica, siamo entrati per farci timbrare la credenziale e ci accolto Fra Giuseppe Maria col grembiule da cuoco. Dopo aver ripreso fiato e riempito le borracce abbiamo ripreso il sentiero verso Corleone. Mancavano ormai poco più di 10 km o cosi credevamo… quest’ultima parte del Cammino di oggi è stata la più tosta, il sentiero proseguiva costeggiando una polveriera militare fino al guado del Torrente Belice, e fino a qui niente di faticoso poi però abbiamo iniziato la scalata, se così si può dire, verso il pizzo Nicosia e la Rocca Argentaria all’interno della Riserva del Bosco della Ficuzza . Arrivati in cima era ormai passato mezzogiorno e il sole “picchiava” secco, dalla discesa verso la statale si intravedeva il sentiero proseguire in mezzo ai pascoli, gambe in spalla ci siamo fatti forza per l’ultimo tratto ripido e devastato dalle frane e dalle piogge.
Abbiamo attraversato un gregge di pecore protetto da due enormi cani che ci puntavano con fare minaccioso, costeggiando la recinzione in estremo silenzio e piena concentrazione siamo giunti di nuovo in prossimità della statale, imboccata una strada secondaria meno trafficata vedevamo in lontananza le prime case del paese.
Siamo entrati in Corleone da via Peppino Impastato e diretti verso il nostro rifugio abbiamo stretto i denti per questi ultimi due chilometri sotto il sole del meriggio. Arrivati, Bernardo ci ha accolto col suo sorriso e il suo spirito da siciliano doc.
Dopo una doccia abbiamo riacquistato le forze e ci siamo preparati per la cena dai fratelli Gennaro.

TAPPA 3 Corleone- Prizzi

Anche oggi la sveglia è suonata presto con gli zaini pronti siamo andati in cucina a fare colazione e Bernardo ci ha accolto con un sorriso e un buon caffè caldo, dopo un un paio di brioche al cioccolato e un po’ di frutta ci siamo messi in marcia verso l’uscita di Corleone .
Giunti alla salita che porta alla chiesa del Malopasso, nome che si riferisce all’impraticabilità di questa strada durante i tempi antichi a causa della pioggia che scavava fossi e voragini nel selciato, abbiamo visto dei pellegrini che stavano iniziando l’arrampicata così abbiamo deciso di aspettarli e insieme ci siamo diretti verso il Cozzo Spoletino. Abbiamo imboccato la via delle Fonti , una dolce salita che attraversa l’ultima campagna corleonese prima del cozzo, siamo giunti ai Ruderi della chiesa della Madonna della Scala e dopo esserci ristorati ci siamo rimessi in marcia in direzione del valico che porta verso la campagna di Prizzi . Arrivati in cima alla salita l’aria era fresca , eravamo a circa 1000 metri , in lontananza si scorgeva l’antica masseria dell’imbriaca che risale al 1120 . Circondati dalle colline brulle e dai cavalli che pascolavano ci siamo messi in marcia lungo un’antica trazzera che porta fino alla storica cascina. La discesa è stata più dura del previsto, il terreno accidentato e scavato dalle piogge ha rallentato di parecchio i nostri passi , per non parlare del fatto che Federico ha iniziato a provare un dolore lancinante ai legamenti del crociato sinistro così ci siamo fermati in mezzo all’erba sotto il sole a prenderci una pausa nel frattempo i nostri compagni hanno proseguito il cammino verso la masseria. Riacquistate le forze abbiamo ripreso la marcia, attraversata la provinciale siamo giunti a un bivio, per fortuna l’istinto da esploratore di Federico ci ha guidato verso la via più breve , così abbiamo recuperato i nostri compagni che avevano proseguito sulla via sbagliata.dopo aver riempito le borracce alla fontana della masseria e dopo aver ripreso fiato abbiamo ricominciato la camminata verso il lago di Prizzi.
Siamo giunti in prossimità del Lago artificiale, il sentiero proseguiva sulla sponda settentrionale, dopo aver guardato i piccoli affluenti, abbiamo intrapreso l’ultimo pezzo in salita verso Prizzi . Mancavano ormai poco più di 3 km, ma tutti in salita sotto il sole del meriggio.
È stata dura, tra il dolore di Federico e il calore del solleone siciliano, siamo finalmente giunti alla bellissima Prizzi arroccata sul colle .
Ci ha accolti Nicoletta, con il suo sorriso e la sua simpatia ci siamo subito trovati in sintonia, dopo un caffè anzi due ci siamo fatti la doccia e ci siamo riposati.
l’ospitalità di Prizzi è stata davvero la migliore di tutte per adesso, persone così se ne trovano poche.
Alle 20 al bar “blu games” di Gianni e i suoi figli abbiamo consumato un’ottima cena .

TAPPA 4 Prizzi-Castronovo di Sicialia

Dopo una lunga sosta a Prizzi, in attesa che il ginocchio di Federico trovasse nuovamente la pace, siamo arrivati a Castronovo di Sicilia.
A  Prizzi abbiamo lasciato un pezzetto di cuore, le persone del posto accolgono a braccia aperte, la nostra hostess  Nicoletta ci ha deliziato con il suo pane al sambuco fatto in casa e il paese è un vero  gioiello arroccato sulla cima del Colle.
Colei che accende il fuoco” questo probabilmente è il senso del nome della città , che potrebbe derivare dal vocabolo Greco Puryzein.
In paese si trova il museo archeologico cittadino che conserva una collezione cospicua di materiale ritrovato nel sito di Hippana e nelle campagne di scavo attorno al territorio, con materiali provenienti anche da vicino Castello della margana.
Questa sera ci gusteremo il menu del pellegrino a Castronovo e siamo certi che anche domani sarà un’altra giornata meravigliosa.

Tappa 5 Castronovo di Sicilia-Cammarata/San Giovanni Gemini.

La cena a Castronovo è stata memorabile, ci hanno accolto col menù del pellegrino e abbiamo mangiato: bruschette con i pomodorini freschi, caponata fatta in casa, zucchine gratinate, formaggi locali, olive piccanti , una bella pasta con il pomodorino fresco, aglio e il basilico, patate, arrosto e (per chi mangia la carne) costolette d’agnello e salsiccia e infine gli immancabili cannoli siciliani.
Come sempre la sveglia è suonata presto, dopo aver gustato le torte preparate dalla mamma di Francesca ci siamo messi in marcia in direzione di Cammarata e San Giovanni Gemini. Mentre giravamo per il dedalo di stradine abbiamo incontrato Cosima, un membro del comitato d’accoglienza di Castronovo, dopo aver scambiato due parole con lei che si è commossa siamo ripartiti scendendo verso la valle del fiume Platani. Attraversando gli uliveti e gli aranceti siamo giunti in prossimità delle Grotte di Capelvenere, sito archeologico che risale al sesto secolo a.c. , abbiamo attraversato la tenuta di San Vitale azienda agricola del padre di Francesca il quale ci ha offerto di raccogliere le sue arance e i suoi limoni che erano rimasti appesi agli alberi, dopo aver goduto della freschezza che ci offrivano Le Grotte ci siamo diretti nel fondovalle per attraversare il torrente, fortunatamente non era in piena così ci siamo solo tolti le scarpe e rinfrescato i piedi che erano un po’ affaticati. Siamo giunti in prossimità del casale San Pietro e abbiamo ripreso la strada sterrata. Abbiamo seguito il torrente Saracena nel fondovalle fino ai frutteti dove poi abbiamo intrapreso una salita in mezzo ai campi di grano e le case di campagna. Qui i contadini stavano girando la paglia per imballarla.
Giunti in prossimità di Cammarata ci siamo fermati a mangiare le ciliegie da un albero . Dopo una lunga discesa siamo giunti all’ultima salita verso la cittadina, che accoglie i pellegrini con un disteso murales dedicato alla Magna Via Francigena .

Alle porte del paese abbiamo incontrato zio Pino con cui abbiamo scambiato due parole , un anziano signore che si è emozionato nel sentire le nostre avventure, ci ha raccontato che nel 1600 una frana ha travolto tutto il paese e l’ha distrutto lasciando solo mezzo castello dei Normanni il quale era una prigione .
Giunti davanti al comune ci ha accolto Enzo che ci ha raccontato qualche aneddoto sul paese. Ottenuto il timbro sulla credenziale , Rosalba ci ha raccontato che lo stemma del paese rappresenta una donna che allatta due serpenti, che sono i pellegrini, significa in breve, che la gente del paese di Cammarata è sempre aperta ad accogliere i viandanti, e si toglie il pane dalla bocca per darlo ai bisognosi, come la madre che allontana i figli per dare il latte ai serpenti.
Mentre il nostro compagno Mauro si recava dalle suore che gli offrivano rifugio per la notte Paola Federico e Ciro sono andati a ristorarsi al bar Sicilia che si trova esattamente nel mezzo tra i due paesi Cammarata e San Giovanni gemini.
Qui è arrivata Gloria la nostra hostess che ci ha portato in macchina fino al nostro rifugio , Il b&b si trova in località Pizziddu, che è anche il nome all’omonima casetta immersa nel verde, posto stupendo, romantico, elegante e soprattutto curato nei minimi dettagli. Dopo una doccia e un pisolino abbiamo organizzato una serata tra viandanti, Ciro e Mauro sono venuti a cena da noi, ma solo grazie alla aiuto di Enzo e Adriano, marito di Gloria, che li hanno scortati in macchina alla andata e al ritorno.

La giornata è stata ricca di emozioni, che porteremo nel cuore.

Tappa 6: Cammarata/San Giovanni Gemini-Sutera

Ci siamo svegliati immersi nella pace della Casetta Pizziddu, dopo una ricca colazione abbiamo salutato il pastore tedesco che vive in giardino, Bruno, e ci siamo messi in marcia lungo la statale per riprendere la Magna via Francigena che attraversando Acquaviva Platani porta fino a Sutera.
Arrivati nel fondovalle abbiamo svoltato a destra dove abbiamo incontrato Alfonso, una persona davvero squisita che ha insistito perché ci fermassimo “un poco” a parlare con lui. Mentre aspettavamo i nostri compagni di viaggio Ciro e Mauro, Alfonso ci ha deliziato coi suoi aneddoti relativi ai precedenti incontri coi pellegrini e i viandanti, ci ha donato un po’ di fave e ceci freschi del suo giardino e ci siamo salutati con una promessa…non potendo sapere quando saremmo arrivati a Sutera ci ha dato la missione di salire in cima al Monte Paolino e suonare il Campanone leggendario, che con il suo suono riecheggia in tutte le campagne circostanti. Questo compito l’ha affidato a Paola, l’unica donna del gruppo.
Ci siamo rimessi in marcia percorrendo la strada che fiancheggia la ferrovia fino all’attraversamento sul fiume Platani, attraversato quest’ultimo siamo entrati nella provincia di Caltanissetta e abbiamo incominciato l’arrampicata sulla ripida strada che porta ad Acquaviva Platani. Intanto il paesaggio incominciava a farsi sempre più ricco di colori. Arrivati al Fontanile, alle porte del paese, ci siamo rinfrescati i polsi e riempito le borracce, abbiamo reperito un po’ di viveri e dopo un pasto frugale sui gradini all’ombra ci siamo rimessi in marcia verso Sutera.
Giunti alle pendici del Monte Caccione abbiamo incominciato a serpeggiare lungo una vecchia strada diroccata chiusa al traffico a causa dei cedimenti e delle frane che l’hanno resa impraticabile alle auto. Intanto il panorama attorno a noi ci riempiva gli occhi di meraviglia, la veduta del Monte Paolino in lontananza ci ha dato la forza per continuare . Arrivati nei pressi della Masseria Bongiorno ormai diroccata, abbiamo visto brillare le arance sugli alberi, così ci siamo fermati a raccoglierne un po’ , Mauro si è arrampicato sugli alberi e insieme abbiamo condiviso questo unico piacere che solo un viandante stanco può apprezzare. Mancava ormai poco più di qualche chilometro alla nostra destinazione, costeggiando la Serra che porta a Sutera ci siamo goduti la brezza che scuoteva le foglie e l’erba e con loro i nostri capelli sudati sotto il sole del meriggio. Siamo entrati a Sutera dal quartiere del rabbato antico quartiere che prende il nome dalla parola araba rabat. Ci ha accolto Piero che con il suo sorriso ci ha accompagnato nelle rispettive stanze . Dopo un breve riposo ci siamo trovati con altri viandanti e pellegrini e tutti insieme siamo stati scortati attraverso il labirinto di stradine che circonda Sutera, uno dei borghi più belli d’Italia che ha subito varie dominazioni nel corso dei secoli e ne porta tutt’ora l’eredità. Oltre che a essere una persona squisita, Piero si è dimostrato come un professore per noi, pendevano dalle sue labbra mentre ci narrava le leggende e le storie che avvolgono questa mitica città che si erge attorno alle pendici del Monte Paolino nel cuore della Sicilia.

La leggenda che più ci ha appassionato è quella che narra l’arrivo di Dedalo in fuga da Creta e dalle persecuzioni di Minosse, che giunto in questa località ha chiesto asilo al sovrano Cocalo il quale l’ho accolto a braccia aperte . Dedalo per ringraziarlo della sua ospitalità ha deciso di ripagarlo costruendo una roccaforte inespugnabile. Il sovrano Minosse dopo aver scoperto il luogo in cui si nascondeva Dedalo ha deciso di raggiungerlo. Sbarcato al porto di Eraclea che tuttora porta il nome di Eraclea Minoa, il sovrano di Creta si è diretto a Sutera per dare a Dedalo la punizione che meritava, e accolto dal sovrano con tutti gli onori degni di un re, anziché trovare ristoro ha trovato la morte. Infatti le figlie di Cocalo che erano state incaricate di fare il bagno a Minosse lo fecero bollire in una vasca.

Giunti al santuario in cima al monte avevamo una visione a 360° su tutta la Sicilia, siamo anche riusciti a scorgere la vetta dell’Etna.
In cima al santuario c’era il Campanone e con l’ultimo raggio di sole abbiamo suonato la leggendaria campana mantenendo così la promessa fatta ad Alfonso la mattina.

Tappa 7 Sutera- Grotte

Questa mattina , dopo una ricca colazione al bar del paese , abbiamo fatto una promessa al borgo: torneremo presto.
Sutera è magica e merita di essere visitata con calma e attenzione.
Il percorso lascia alle spalle la Rocca di San Paolino e si distende nel territorio di Campofranco lungo la riserva naturale.
La Valle è ricca di siti archeologici che meritano di essere esplorati.
Dopo Campofranco, ci si avvia verso Milena, nota per le “robbe” nuclei abitativi che con il tempo hanno costituito dei veri e propri villaggi.
Tra discese e ripide salite si giunge a Racalmuto, terra dell’autore del romanzo “il giorno della civetta” , Leonardo Sciascia.
Qui Leonardo è nato, cresciuto e ha lavorato attivamente.
Gli ultimi faticosi 3 km portano a Grotte.
Paese che ci ha ospitato per la notte .
Federico ha ancora male al ginocchio, ma stringe i denti e tra ghiaccio, artiglio del diavolo e Voltaren cerca di resistere.

Tappa 8 Grotte – Joppolo

Dopo la cena in compagnia dei pellegrini e dei viandanti che alloggiavano tutti insieme in piazza Marconi ci siamo addormentati tardi . La mattina seguente abbiamo fatto colazione nel bar della piazza centrale dove la strada riprendeva in direzione Joppolo passando per Comitini e Aragona .
Usciti da Grotte attraverso via Garibaldi abbiamo iniziato a percorrere la Trazzera che tagliava lungo i campi di frumento, lungo la strada tempestata di papaveri abbiamo trovato un divano stile vintage che ormai è diventato un simbolo di questa tappa, fatta una foto insieme a Ciro abbiamo continuato fino ad attraversare un pezzo di provinciale per poi riprendere la strada contadina sotto la pietra di Calathansuderj, sito archeologico con grotte e caverne. Il cammino proseguiva in salita attraverso le vigne, gli uliveti e i campi di frumento , orzo e qualche prato che ormai era pronto per diventare foraggio. Continuando lungo la salita in direzione di Comitini siamo giunti in cima alla serra che divide le due valli, il panorama di fronte a noi era qualcosa di spettacolare… Per la prima volta siamo riusciti a vedere il mar Mediterraneo mentre alle nostre spalle si vedeva il Monte Cammarata, San Giovanni Gemini e anche Sutera arroccata sul Monte Paolino. Abbiamo proseguito costeggiando la serra in direzione dell’osservatorio astronomico per poi scendere lungo le prime case.
Dopo esserci ristorati un attimino abbiamo ripreso la marcia verso Aragona il sole ha iniziato a scaldarci più degli altri giorni… stavamo Rotolando verso sud.
Attraversata la statale abbiamo passato i binari della ferrovia sotto un ponte e poi abbiamo cominciato a salire verso Aragona, arrivati in paese abbiamo proseguito lungo la Magna Via Francigena attraverso la strada bassa e siamo giunti alla Trattoria dello Sperdicchio dove ci ha accolto Calogero con suo nipote. Da buon siciliano non che oste ci ha offerto una gazzosa e dopo aver scambiato un paio di pareri ci siamo seduti pronti a gustare il piatto tipico che offre ai pellegrini, gli spaghetti alla aragonese. mentre aspettavamo di pranzare , È arrivato Mauro il nostro amico di Varese che era partito dietro di noi in compagnia di tre donne genovesi che purtroppo hanno dovuto interrompere il cammino a causa di una distorsione alla caviglia, Monica la loro amica aveva già subito un trauma nella tappa verso Corleone.
Dopo aver gustato i mitici spaghetti aglio olio peperoncino, primosale e granella di pistacchi ci siamo rimessi in cammino verso Joppolo attraverso la calura della campagna sicula. Costeggiando il Camposanto siamo giunti fino al fondovalle dove poi abbiamo imboccato una strada di campagna .
Arrivati a Joppolo ci siamo fermati alla Chiesa Madre di San Francesco da Paola dove il sacrestano Salvatore ci ha timbrato la credenziale, eravamo ormai a pochi passi dalla nostra meta finale.
Seduti al bar del Gufo ci siamo rinfrescati con un ghiacciolo e intanto è arrivato Gaetano , un ragazzo davvero di cuore, uno di pochi giovani che hanno scelto di rimanere in Sicilia e di coltivare la terra. Oltre ad avere la passione per i cavalli, coltiva le olive e vende l’olio, insieme a un amico hanno avviato una coltivazione di zafferano e con quest’ultimo hanno iniziato a produrre liquori e composte.
Dopo averci offerto il caffè il buon Gaetano ci ha accompagnato nei nostri alloggi, così dopo una doccia e un breve momento di riposo siamo stati invitati da Katia e Gaetano a una festa in campagna a casa dell’amico Salvatore.
Abbiamo toccato con mano l’accoglienza siciliana, ogni sera è stata un crescendo di emozioni, di gusti, di sapori e soprattutto abbiamo incontrato sempre più persone sincere .  Siamo rimasti positivamente impressionati di questa serata, tutti insieme abbiamo “buttato la pasta” in un pentolone da 40 litri d’ acqua bollente, con l’aiuto di Concetta sono stati preparati degli ottimi spaghetti aglio olio peperoncino e pane grattugiato; una specialità del luogo. Come secondo sono state preparate 10 teglie di patate al forno e la salsiccia condita, insaccata con cipolla e peperoni.
Conclusa questa bellissima serata siamo stati accompagnati al nostro appartamento, dove ci siamo addormentati con un sorriso sulle labbra.

Tappa 9 Joppolo – Agrigento

Il sole splendeva già alto sopra le campagne agrigentine quando dopo aver fatto la prima colazione ci siamo incamminati verso Girgenti. Attraversando le ultime case di Joppolo ci siamo voltati indietro per porgere l ultimo saluto a quel paesino che più di tutti ci aveva accolto con il cuore in mano. La strada stava diventando sempre più calda, il paesaggio circostante ci abbagliava coi suoi riflessi dorati quando abbiamo lasciato l asfalto per percorre una delle ultime vie dei campi che scendevano verso il torrente Akragas.
Costeggiando il corso d’acqua abbiamo incontrato Angelo che non ha esitato un solo attimo e senza neanche parlare ci ha riempito le mani di albicocche e ciliegie, di cui ne aveva l auto colma. Abbiamo scambiato piacevolmente due chiacchiere, lui si è emozionato nel sentire del nostro cammino eroico, e così dopo la breve sosta ci siamo rimessi  in marcia. La calura iniziava a gravare sui nostri passi, Rotolando verso sud le giornate si facevano sempre più cocenti, mancavano ormai poco più di 7 km alla nostra meta, ma la strada bollente, in salita sull’asfalto, rendeva quest ultimo tratto davvero impegnativo. Giunti ad un piccolo guado abbiamo intrapreso la scalata verso la città natale di Pirandello, abbiamo costeggiato il torrente sul lato orientale lungo un angusto sentierino e siamo arrivati ad un bosco di eucalipti… strada larga, ombra sotto gli alberi dal profumo balsamico, scossi dalla leggera brezza marina.
Questo passaggio è stato davvero suggestivo.

Agrigento ci ha accolto gentilmente e seduti dinanzi alla cattedrale ci siamo emozionati ripensando a questa meravigliosa esperienza che porteremo per sempre nel cuore.

Grazie a tutte le persone che hanno condiviso con noi ogni giorno di cammino.

Alla prossima.
Paola e Federico

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