Qualche giorno fa è stato il mio compleanno.

Tanti auguri a me, tanti auguri a me.

Cosa mi ha regalato il mio fidanzato? Una cyclette.

Al contrario della mia amica che, quando gliel ho raccontato, mi ha urlato COSATIHAREGALATOOOOO???? Con tanto di occhi strabuzzati credendo che io l’avessi presa come un “si, vabbè, è vero: ha il culo grosso” e già pronta a darmi sfoggio di tutta la sua splendida solidarietà femminile, io l’ho trovato un regalo adorabile. Intanto perchè significa che ha ascoltato gli ultimi 4 mesi di lamentele sulle effettive dimensioni del culo di cui sopra – nonostante più di una volta l’abbia sorpreso con lo sguardo appannato della triglia surgelata e le sue rassicurazioni assumessero a tratti forma di litania – e soprattutto perchè finalmente posso tornare a fare un po’ di movimento. Sembrerà folle, ma mi è mancato.

Un paio di anni fa, un mio amico mi ha convinto a partecipare alla Color Run ( per quelle 3 persone rimaste che non sanno di cosa si tratti, potete trovare info qui http://thecolorrun.it/ ) e ne era talmente entusiasta che mi ha trasmesso quella stessa gioia e così mi sono detta ma si dai, perchè no? Beh, di “ perchè no” in realtà ce n’erano parecchi…ad esempio che io ho sempre avuto con lo sport un rapporto quanto meno scostante e pure uno di quelli abbastanza burrascosi. In prima media ho partecipato ad una corsa campestre e il bidello ha dovuto aspettare che finissi appoggiato alla scopa con le transenne già ripiegate e riposte per terra davanti all’arrivo, mentre i miei compagni di classe già si facevano la doccia. E non sto scherzando, ahimè. Di conseguenza, mi è sembrato più che naturale ritenere conclusa lì la mia attività agonistica e passare i decenni successivi a registrare come “attività sportiva “ far fatica ad aprire il tubo delle Pringles.

Solo che ormai avevo accettato, pagato l’iscrizione e ritirato persino il kit con pettorina numerata, cappellino e fascia. Ora, è vero che sono pigra in maniera patologica ma è anche vero che sono altrettanto orgogliosa e non mi potevo permettere di collassare a 150 metri dalla partenza…non in mezzo a tutta quella gente, per lo meno. Quindi mi sono attrezzata (scarpe da corsa, tutina impietosa pure se nera che mi faceva vagamente sembrare un involtino di verza, lettore mp3 con cuffiette per ascoltare la musica e non sentire i miei rantoli, marsupietto tattico porta chiavi/cellulare/caramelline che non si sa mai mi viene un calo di zucchero / monetine che magari se poi metti che ho sete e non trovo una fontana mi compro una bottiglietta d’acqua e cellulare già impostato sull’app Impara a correre.

Pronta, grintosa, motivata. E non posso spiegare come mi è scocciato non avere i capelli lisci e lunghi da legare in una coda alta che ondeggiasse.

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Fuori dal portone con sguardo fiero, falcata veloce e andi da vado-a-correre-beh-che-c’è-lo-faccio-sempre. Dopo i tre minuti di camminata veloce, dal mio cellulare, una voce metallica intima CORRI e io parto…un piede dietro l’altro, la respirazione regolare, mento alto, spalle abbassate, e si va. Ho corso un minuto e 8 secondi prima di collassare. In pratica ci ho messo più tempo a prepararmi che quello che ho effettivamente passato a correre. E son bravi quelli che ti dicono ma nooooo, è solo che devi spezzare il fiato, poi vedi come vai! Si, al pronto soccorso. Intanto voglio che qualcuno mi spieghi la differenza tra lo “spezzare il fiato“ ed “avere un collasso cardio-circolatorio” perchè, in quei momenti, sembrano la stessa cosa. E io sono un tantinello ipocondriaca, così ho preferito tornare a casa – camminando ovviamente – e mangiare un quadratino di cioccolato per reintegrare le energie. O forse erano due?

Poi però mi scocciava proprio darla vinta alla mia mancanza totale di coordinazione e quindi ho ritentato. E piano piano, un po’ alla volta, ci ho preso sul serio il giro; intendiamoci : io non sono una di quelle pazze scatenate che vanno a correre alle 6 del mattino prima di andare in ufficio o che corrono sotto la pioggia o all’una di domenica mattina facendo lo slalom in mezzo ai profumi di lasagna e arrosto che escono dalle case altrui. E non sono nemmeno una di quelle che dice oh, è fantastico, io mi sveglio al mattino e non vedo l’ora sia sera per andare a correre! Io solitamente mi sveglio al mattino e non vedo l’ora sia sera per potermi rimettere il pigiama e svaccarmi sul divano e, quando vado a correre, ci vado stile condannato a morte trascinando i piedi e cercando una scusa qualsiasi per non andare…. uh guarda, danno la replica di tutti insieme appassionatamente e non posso proprio perdermela perchè mi ricordo tutta la canzoncina e posso cantarla a squarciagola…eh no, io andrei a correre ma mi pare che quella crepa li nel bagno si stia allargando e forse è meglio che mi sieda qui a fissarla per essere sicura che non mi crolli il soffitto mentre mi lavo i denti… ma Sasha ha detto miao oppure ciao? Perchè giurerei di aver sentito ciao, quasi quasi mi appoggio un attimo al divano e provo a parlargli finchè non lo ripete. Però devo ammettere che serve a sfogare il nervosismo accumulato e pure a modellare un po’ il fianco sul quale avevi messo una croce sopra anni fa, se lo si fa con constanza e con un minimo di entusiasmo. E se proprio l’entusiasmo non vi viene, andate a correre in un posto dove c’è tanta gente, un po’ per la vostra sicurezza e incolumità, un po’ perchè di certo un fanciullo ( o una signorina ) degno di nota inguainato in un pantaloncino lo trovate…basta posizionarsi li dietro e seguire i propri impulsi!

Anche se, onestamente, in quella precisa circostanza, oltre a dare una sbirciatina ai muscoli guizzanti del prescelto, inconsapevole motivatore, io non azzarderei ulteriori mosse. Anche perché per essere seducenti ci va un minimo di situazione : si rischia di trasformare un tentativo di sorriso – a causa della conclamata mancanza di ossigeno – in un ringhio da pitbull bavoso o, peggio ancora, un occhiolino che può tranquillamente essere scambiato per un inizio di ictus, visto il colorito vinaccia che vi portate appresso e il respiro corto; e sicuramente vi farete notare, ma solo per descrivervi al 118 che arriverà tentando di portarvi via in ambulanza. No dai, è imbarazzante, non si può fare. Limitatevi a correre, sbirciarlo di sottecchi e sperare di incontrarlo in momenti e situazioni più consone.

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Questo, ovviamente, a meno che non facciate parte di quella nicchia di persone – uomini o donne che siano, poco importa – che riescono a spaccarsi di sport senza diventare color bresaola, ne ansimare tipo orca assassina ne, tantomeno, sudare. Loro si sparano 8 km di corsa e niente, non un capello fuori posto, un tic all’angolo dell’occhio, una mano spugnosa. Più in ordine di quando esco di casa il sabato sera per andare a cena fuori. Al massimo, una discreta gocciolina di sudore che scende dall’attaccattura dei capelli lungo la tempia, prontamente detersa col loro candido asciugamano che sa di ammorbidente e il loro miglior sorriso rilassato.

Io la schifo la gente così.

Machecefrega…. sudiamo gente, sudiamo che da un sacco di soddisfazione levarsi quella roba bagnata e infilarsi sotto la doccia calda pensando al dessert che possiamo permetterci ( ? ) dopo cena : d’altronde,abbiamo bruciato no?

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