Quando ho conosciuto il mio fidanzato, trovavo affascinante il suo vivere in campagna, lavorare la terra, avere a che fare con gli animali, seguire il ciclo delle stagioni.

Estremamente romantico.

E lo penso ancora, a parte che mi torna a casa morto di stanchezza una media di 360 giorni all’anno, ma questo è un altro discorso. Il problema è che, se uno lavora in campagna, in linea di massima non abiterà in Corso Regina Margherita a Torino, giusto? Giusto.

Quindi, quando abbiamo deciso di andare a vivere insieme, la scelta non è che sia stata così difficile : troviamo un appartamento dove stiamo io, te, i gatti e 200 mucche oppure mi sposto io dalle tue parti ? Un bel respiro e ci si traferisce in provincia Granda. Bello eh, davvero. Chiaro che ti deve piacere il genere perchè se te prima abitavi a S. Salvario, andavi a lavoro in bici e cenavi stasera al ristorante indiano, domani in quello pachistano, aperitivo in vineria e poi un salto in centro con il taxy e ti trasferisci in un borgo di 400 abitanti, sarà ben meglio che ti procuri degli ansiolitici belli potenti perchè li, se ti va bene, vai a cena alla Pro Loco che fan la bagna caoda una volta l’anno.

erika

Ma io non ho mai amato la città, odio il casino , la mondanità la schifo abbastanza. Quindi per me non è stata così drammatica, anzi…lunghe passeggiate nelle stradine in mezzo al grano, grandi dormite perchè al massimo senti il campanile , parcheggio sotto casa e se devo parcheggiare la macchina dall’altra parte della strada sono già un po’ infastidita.

Già, la macchina. L’unica cosa che, non dico che non avevo considerato, ma forse avevo un tantinello sottovalutato. Perchè io lavoro quasi in centro a Torino. 55 kilometri andare e altrettanti tornare per un totale di circa 2 ore al giorno della mia vita passati a guidare. Ma, scusa, perchè non usi i mezzi pubblici? Ti dicono loro con quell’aria tipo “ma come hai potuto non pensarci”. Perchè dovrei partire da casa alle 5 del mattino come i minatori, arrivare in macchina alla prima città degna di questo nome, parcheggiare vicino alla stazione che tanto alle 7.30 del mattino è facile, ammazzarmi di botte coi ragazzini che vanno a scuola per accaparrarmi un posto ( o peggio ancora sedermi al posto dell’unico adolescente educato che si alzerà dicendomi “prego Signora”…brrrr ), farmi mezz’ora di treno poi prendere la metro e infine farmi circa un km e mezzo a piedi prima di arrivare in ufficio, fresca come una rosa. In pratica mancherebbe solo più il calesse e il deltaplano e poi avrei usato tutti i mezzi pubblici conosciuti all’uomo. Questo comporterebbe iniziare la giornata con un umore che, il primo che mi parla, gli mangio la testa come agli sposini sulle torte nuziali.

E poi sono una donna comoda, abituata all’indipendenza e a muovermi come e quando desiderio io. E allora vado in macchina, dai, che problema vuoi che ci sia ? si, è un po’ lunga ma mi metto la musica e tac, manco me ne accorgo.Eccomeno.

Se aveste ancora dei dubbi sullo squilibrio che assale l’umanità negli ultimi anni, fatevi un giro in tangenziale in fascia protetta. Ora, io capisco che non sia il massimo della vita essere alle 8.12 del mattino fermo in coda sulla tangenziale nord di Torino…anche perchè le code in tangenziale sono una di quelle cose che  non capisco; davvero, non le comprendo. Tu guidi tranquilla, cantando a squarciagola l’ultima canzone di Tiziano Ferro ( per dire,eh ) , all’orizzonte la strada sgombra; poi, il tipo davanti a te rallenta e mette le quattro frecce e nel tempo che ci impieghi a chiederti cosa cacchio sta succedendo, ti ritrovi in un ingorgo di dimensioni bibliche . Stile esodo degli ebrei di Mose. Ovunque ti giri ci sono macchine: davanti, dietro, di fianco, sopra. Ma dov’erano prima? Da dove sono uscite? Poi se la sosta si prolunga un minimo, si anima una sorta di presepe vivente: chi scende dalla macchina, chi parla col vicino, chi si procura legna per la notte, chi arrostisce maialini sullo spiedo, chi improvvisa un pic-nic sulle aiuole del guard-rail, chi gioca a strega-tocca-colore di macchina in macchina.

Poi, di colpo, tutti che corrono sulle loro auto perchè si riparte. E si riparte secchi, e tu ti dici boh, ci sarà stato un incidente e mentre prosegui verso il tuo luogo di lavoro ti guardi intorno cercando il rottame accartocciato di un camion, un elicottero schiantato sulla corsia di sorpasso, un velociraptor che corre impazzito nel parcheggio dell’autogrill , qualsiasi cosa che possa giustificare quel mare di macchine immobili. E invece, nulla. Si va, sereni come se mai alcun intoppo ci avesse fatto perdere 27 minuti di vita. Io non ci dormo la notte su ste cose,giuro.

Code e rallentamenti sull'autostrada A14 in un'immagine d'archivio. Quello in arrivo sarà il secondo weekend da bollino nero di questa estate. Si prevede traffico molto intenso, riferisce l'Anas in una nota, sull'intera rete stradale e autostradale italiana, in particolare verso i valichi di frontiera e le localita' balneari. ''Il traffico - ha affermato il presidente dell'Anas Pietro Ciucci - fino a questo momento e' rimasto in linea con l'anno scorso, ma a differenza del passato non si e' concentrato tutto nel primo sabato di agosto. Gli utenti hanno scaglionato bene le partenze, evitando le concentrazioni nel giorno del bollino nero e, per questo motivo, invitiamo chi deve ancora mettersi in viaggio a fare altrettanto''. ANSA/GIORGIO BENVENUTI
Code e rallentamenti sull’autostrada A14 in un’immagine d’archivio. Quello in arrivo sarà il secondo weekend da bollino nero di questa estate. Si prevede traffico molto intenso, riferisce l’Anas in una nota, sull’intera rete stradale e autostradale italiana, in
particolare verso i valichi di frontiera e le localita’ balneari. ”Il traffico – ha affermato il presidente dell’Anas Pietro Ciucci – fino a questo momento e’ rimasto in linea con l’anno scorso, ma a differenza del passato non si e’ concentrato tutto nel primo sabato di agosto. Gli utenti hanno scaglionato bene le partenze, evitando le concentrazioni nel giorno del bollino nero e, per questo motivo, invitiamo chi deve ancora mettersi in viaggio a fare altrettanto”. ANSA/GIORGIO BENVENUTI

E comunque non è che, quando non ci sono code, sia sta passeggiata di salute. La gente secondo me sfoga le proprie nevrosi alla guida, come se i più bassi istinti umani trovassero una via di uscita; e quindi magari il vecchino carino che ti ha sorriso dal panettiere e che ti ricordava un po’ tuo nonno, sale in macchina e si trasforma in un pazzo assetato di sangue che strombetta a destra e a manca e non si ferma sulle strisce pedonali a far passare i bambini che vanno a scuola. O la bibliotecaria con lo chignon e la gonna color topo alle ginocchia, ti arriva ai 190 all’ora mentre sei sulla corsia di sorpasso facendoti i fari come un’indemoniata. Ecco, io quelli lì li odio particolarmente.

Sono in sorpasso?Si.

Sulla corsia alla mia destra ci sono macchine che mi impediscono di rientrare?Si.

E allora cosa ti spinge ad arrivare alla velocità della luce a 8 millimetri dal culo della mia macchina facendomi i fari manco fossimo al Cocoricò? Cosa faccio, evaporo? Mi disintegro ? Posso, di grazia, avere il tempo di finire il mio benedetto sorpasso senza rischiare di schiantarmi perchè tu hai fretta di passare ?

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Poi, per contro, c’è il Sereno. Quello che vive solitamente sulle strade a due corsie, possibilmente tutta curve e con la striscia continua per terra. Esce preferibilmente nelle ore mattutine tra le 7.00 e le 8.30 o, talvolta , nella fascia serale 17.30 – 19.00, dipende dalla specie. Il nostro eroe si piazzerà al centro della corsia, ad una velocità di crociera intorno ai 55 km/h, placidamente incosapevole della fila di macchine che si crea alle sue spalle, sordo agli improperi di cui – nelle mattinate serene – si possono udire stralci. Lui và, con lo sguardo perso, fischiettando un motivetto, mentre tu sei di nuovo in ritardo. E’ famoso anche per avere un fiuto speciale per la fretta : più ne hai tu, meno ne ha lui. Gli esemplari più evoluti possono anche tendere degli agguati dalle stradine laterali ; stanno lì in paziente attesa che uno sventurato gli si avvicini, dopodichè gli si butterà letteralmente davanti, stile Generale Lee di Hazzard, con stridere di freni e polverone incomporato, obbligandolo a rallentare per farlo passare. Per poi andare rigorosamente ai 55.

Le rotonde, poi ,  per non faci mancare nulla, sono un altro bel covo di pazzi. Io comprendo che sia stato un bel cambiamento nella vita di un guidatore, ma saranno passati 20 anni, insomma! Avreste dovuto iniziare un pelo a capire come funzionano, su. E invece pure qui,c’è da divertirsi : quelli che arrivano cannati come se davanti a loro ci fosse la route 66 senza nemmeno fare il gesto di rallentare , quelli che invece si fermano (bravi!) per dare precedenza ma poi si dimenticano del perchè si trovano lì e niente, si sistemano, si sposano con la signorina della macchina di fianco e fanno figli perchè altrimenti non si spiega la quantità di tempo che passano fermi ; quelli che ci provano a passare eh, un pelino alla volta ,ma nulla : se non ci sono macchine in arrivo, le aspettiamo. Poi ci sono anche quelli che aspettano un tot di tempo e poi passano. Basta. Non importa se sta arrivando uno di quei Tir pieni di luci guidato da Tano il bulldozer, no. Forse pensano che funzioni come i punti del supermercato : ogni 10 macchine a cui hai dato precedenza, passi tu.

Insomma, fare tanti km al giorno è uno stress assurdo e  io che ho sempre pensato che casa e lavoro troppo vicino fosse un po’ noioso, mi sto ricredendo alla grande. Quasi quasi faccio domanda dal panettiere vicino casa mia, che tanto ormai il piemontese lo padroneggio benissimo, e vado a lavorare col monopattino.

Cerea nè.

 

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