Quando per il film “Grimsby” Sacha Baron Cohen (attore comico britannico famoso soprattutto per alcuni film super trash come “Borat” o “Ali G”) decise di dare un volto all’inglese medio frequentatore di Pub, giocatore di freccette e tifosissimo di calcio, non ebbe dubbi e scelse un look piuttosto simile a quello di Liam Gallagher. Il quale non fu troppo contento della cosa e in un’occasione pubblica si dice abbia minacciato Baron Cohen di pugnalarlo in un occhio. In realtà Liam Gallagher ha poi rettificato: non l’hai mai minacciato di pugnalarlo in un occhio. Gli ha detto che l’avrebbe pugnalato in entrambi.

Questo per farvi capire che, conoscendo aneddoti di questo tipo, ero già abbastanza pronto ad inquadrare gli Oasis nella loro giusta cornice quando sono andato a vedere “Supersonic”, il documentario dedicato alla band di Manchester. Ma il film ci aiuta ancora di più ad entrare nella loro vita. Soprattutto nella vita dei due fratelli Gallagher che sono la miccia che ha fatto esplodere il successo della band ma anche quella che li ha fatti implodere e sciogliere una volta per tutte. Il rapporto di amore/odio tra Liam e Noel è al centro del racconto di questo film perché è al centro del loro successo, dei loro tour, dei loro dischi. Risse coi tifosi del West Ham su battelli diretti ad Amsterdam fomentate da Liam, Noel che si incazza e pianta tutti durante un tour negli Stati Uniti, Liam che lancia addosso a Noel un tamburello mentre stanno facendo un live. E poi droga. Metanfetamina tirata a qualsiasi ora tanto da non riuscire a dormire per giorni. Gli Oasis sono stati proprio una mina vagante. E hanno lasciato il segno. Un piccolo rimpianto è che al cinema non vendessero, non dico qualche grammo di metanfetamina, ma almeno una birra. Ecco, “Supersonic” sarebbe un film perfetto da guardare bevendo birra.

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La cosa che stupisce di più del film però è la testimonianza di un periodo non lontano, si tratta poi di una ventina di anni fa, in cui non c’era internet o perlomeno non era così importante. Niente Facebook. Twitter. Niente acquisti on line. I dischi uscivano e li si comprava nei negozi e le cose sembravano decisamente più reali. Niente WhatsApp, niente fotoritocchi. Ed è qui che dovete immaginare gli Oasis: in questo contesto. Perchè non erano quattro fighetti appena usciti dal parrucchiere: in un’epoca in cui impazzavano anche le boy band e in Inghilterra andavano matti per la techno sono arrivati questi tizi di Manchester e a forza di arroganza, risse e canzoni leggendarie hanno segnato un decennio. Ed erano gli inglesi che avresti incontrato in qualche villaggio di Ibiza o in Grecia, quelli che devastano le sdraio della piscina, affittano i quad e danno fastidio al resto dell’umanità, quelli che trovi con la birra in spiaggia alle nove del mattino, quelli che si ammazzano di fagioli e salsiccia e poi si tuffano in acqua. Gli Oasis sono quella roba lì. Però Noel Gallagher, tra una birra e l’altra, scriveva (e scrive) straordinarie canzoni da classifica. E Liam le interpretava in maniera pazzesca.

 

Il film è un lungo racconto in cui emerge tutta la loro potenza ma anche le sfighe, la loro fragilità, le due facce della medaglia della loro arroganza: da un lato non li avrebbe fermati nessuno, dall’altro erano talmente stronzi che sono riusciti a fermarsi da soli.

Ma c’è di più: l’infanzia, la casa popolare in cui vivevano, la madre che pianta il padre perché picchiava lei e Noel (Liam non l’ha mai toccato), una donna che arriva a fare tre lavori per mantenere i tre figli (sì, c’è un terzo fratello Gallagher non famoso), Liam e Noel che vogliono sfondare nella musica anche per dare qualcosa alla donna che li ha cresciuti. Capiamo qualcosa in più di questa band che ha fatto parlare di sé. Capiamo che non sono una band inglese intellettualoide con chissà quali pretese. Sono solo dei ragazzi che hanno spaccato tutto. Dalle stanze degli hotel alle classifiche del mondo intero (“All around the world” canteranno in una delle loro canzoni più note). E la narrazione è bellissima, piena di filmati dell’epoca, foto, testimonianze. Non c’è molta musica, le canzoni vengono appena accennate. Ed è anche questa la forza del film: si parla degli Oasis, si parla con gli Oasis. Se volete ascoltarli sapete come fare.

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E per quanto il finale con Noel che parla della fine degli Oasis, del rapporto impossibile con suo fratello, mentre in sottofondo cominciano a sentirsi le note di “The masterplan”, per quanto questo finale possa anche far pensare ad una possibile reunion della band, usciamo dal cinema con la certezza che magari faranno ancora qualcosa insieme ma sicuramente durerà il tempo di un paio di canzoni. Poi Liam farà una qualche cazzata e Noel gli spaccherà una mazza da cricket in testa (è successo veramente).

 

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