La mia esperienza di Tè

Se il mondo si dividesse fra amanti del tè o del caffè allora sapreste già da che parte sto.
Mi sono diretta verso la mia prima tazza di tè fin da piccola, per un irrefrenabile repulsione verso la colazione col caffè latte, o forse solo per una evidente intolleranza nei confronti del lattosio.
Non mi ha mai veramente coinvolto neppure l’Ovomaltina (credo che qualcuno se la ricordi)  né il cacao, né altri intrugli.
Ricordo che mia nonna paterna, avrò avuto circa 6 anni, mi aveva introdotto al gusto dell’orzo, ma appassionarsi all’orzo è veramente impossibile, diciamocelo dai!
Fare colazione con il tè è diventata poi un’abitudine che è andata a sostituire totalmente il latte tanto che smisi di berlo e a 16 anni ero già una addicted del tè delle cinque, sempre rigorosamente servito con qualche biscotto, manco fossi una romantica donna inglese.
Beh un po’ malinconica lo sono perché qualche volta ho inspiegabili nostalgie per brumosi landscape che peraltro non ho mai visto e se non bastasse, ho anche i capelli rossi.
Non sono una purista o una specialista di tè, sono solo una che lo ama ed è con gli occhioni spalancati e la curiosità che mi contraddistingue che oggi vi racconto qualcosa di questa sontuosa bevanda.

Il tè perché

In origine il tè veniva utilizzato come una medicina, per alleviare dolori, eliminare grassi e ridurre il colesterolo, recuperare la vitalità, migliorare la concentrazione.
Il tè fa bene alla salute e lo conoscevano già i monaci buddhisti 3000 anni fa che lo consideravano un elisir di giovinezza.
Tra le principali proprietà del tè il posto d’onore lo occupa il suo potere antiossidante e la varietà di tè che più ne contiene è il tè verde. Spesso si dà per scontato che il tè possa essere consumato senza una data di scadenza, ma non è proprio il caso del tè verde che per mantenere il suo potere antiossidante deve essere utilizzato entro un anno, max 18 mesi.

Ci sono davvero tante famiglie di tè e tutte provenienti dalla Camellia Sinesis (Camelia da tè): le differenze principali dipendono dai processi di lavorazione.
Il processo di fermentazione, ossia di ossidazione delle foglie, caratterizza i cosiddetti tè neri, mentre se le foglie sono trattate con il calore per impedire la naturale fermentazione si ha un altro tipo di prodotto, il tè non fermentato appunto, come il tè verde.
Le varietà principali sono il tè bianco, verde, giallo, il tè azzurro o Oolong, il tè nero e il tipo Pu’er.
Fra i tipi di tè nero più conosciuti ci sono lo Yunnan e il Keemun che in Cina vengono chiamati tè rossi ma ci sono anche quelli indiani come il Darjeeling e l’Assam, nonché il Ceylon dello Sri-Lanka.
Inoltre a queste varietà di tè che possono essere commercializzate così come sono si aggiungono altre tipologie che dipendono da ulteriori manipolazioni, come i tè aromatizzati, miscelati, pressati in pani o deteinati.

E' sempre l'ora del tè

Fino ai 20 circa ho sempre bevuto tè in modo del tutto inconsapevole, come alternativa a noiose tisane o al latte, ma non l’avevo mai bevuto al posto del caffè.
La prima volta che qualcuno me lo ha suggerito ero seduta al bancone di un bar in un collegio spagnolo alle 2 di pomeriggio e un ragazzone – che dava l’impressione di potersi bere il mondo – mi spiegava come il tè favorisca la digestione.
Se poi unito a qualche pezzetto di zenzero è ancora più efficace, e contribuisce a sciogliere il grasso addominale.

Poco tempo dopo, sempre in Spagna, e sempre un altro ragazzone che assomigliava in modo impressionante a Sting, lui però più intellettuale, mi offriva un tè speziato alla cannella. Non aromatizzato, ma proprio con la cannella dentro che gli conferiva un aroma ancora più vivace e penetrante.
In questo caso il beneficio è più legato alla gola e alla bocca, in quanto la cannella combatte le infiammazioni e il raffreddore.

Non ci avevo mai pensato, curiosa questa cosa che la mia educazione alla cultura del tè sia passata attraverso la Spagna (un po’ come tutte le altre cose della mia vita di qualche importanza). Che poi lì il tè lo bevono in modo barbaro, dentro tazzine strette e allungate, spesso in vetro trasparente, poco più che tazze da caffè e l’acqua… l’acqua è ustionante.

Per preparare un buon tè invece andrebbero seguiti alcuni accorgimenti:

  • l’acqua non deve raggiungere l’ebollizione ma circa i 95°, e comunque con una temperatura più bassa il tè è meno amaro
  • il tè dovrebbe stare in infusione dai 2 ai 5 minuti, non oltre per evitare che si ossidi troppo
  • il tè andrebbe servito in tazze medio-piccole ma abbastanza ampie da assaporare al meglio la bevanda
  • la teiera dovrebbe essere riscaldata con acqua bollente – che poi va gettata – e se usata di frequente non andrebbe lavata col detersivo in modo che rimanga quella patina scura ossidante. Un po’ come si fa con le caffettiere.
  • Se si desidera aggiungere un po’ di latte, questo va versato prima nella tazza e generalmente è più indicato con i tè neri
  • se invece delle bustine usate il tè in foglia le quantità sono di 1 cucchiaio raso per tazza più uno per la teiera

Il tè è qualcosa di semplice eppure complesso, poche foglioline in infusione sprigionano aromi e gusti leggeri o intensi, dai sapori variegati, vivaci, che hanno richiami fruttati o sapori più erbacei.
Ogni aroma è un viaggio, una fuga dall’ordinario soprattutto se del tè sai cogliere i segnali che ti invitano al relax, alla confidenza e all’intimità del racconto.

Vuoi che partiamo subito per la nostra avventura”, domandò Peter Pan, “o preferisci prendere il tè?”. “Prima il tè”, rispose Wendy.
(Peter Pan)

Il tè e il tempo

Il tempo del tè è lento, è una fuga dal frastuono, è una scena in cui io sorseggio una tazza di tè guardando fuori dalla finestra mentre il cielo comincia a scolorire.
E’ una pausa in un pomeriggio passato a studiare, è un intervallo silenzioso dopo ore di lavoro, il valore del tempo dedicato a sé stessi ma è anche il gioioso ritrovarsi con le amiche degustando pasticcini o torte nelle domeniche piovose d’autunno.

Se c’è una cosa del tè a cui è impossibile sottrarsi è la sua capacità di evocare ricordi, di attivare lontane emozioni e avvicinare le persone, così come le storie. La nostra memoria olfattiva è sollecitata dai profumi del tè ed è per questo che la bevanda dorata ha anche il merito di favorire la convivialità.
Torino, la patria del Bicerin, non ha certo una tradizione del tè ma ha una tradizione del salotto, di caffè storici, dove si aspetta, si assapora, si vive con lentezza.

Degli anni universitari ricordo con tenerezza quell’appuntamento stravagante al Caffè Fiorio dove la mia professoressa di spagnolo invitava noi allievi alle sue curiose tertulias (incontri letterari), un’occasione per fare pratica di spagnolo sorseggiando tè e degustando deliziose torte fra signore un po’ anziane e spaesati studenti.
Di quei momenti mi resta il fascino per tutta l’estetica del tè, per quei servizi preziosi, piattini, pasticcini, per le tazze calde avvolte da mani infreddolite, le bustine colorate, le fettine di limone…
Giochiamo alle signore che prendono il tè?

Il tè è un mondo

Se come me siete affascinati dal tè, sappiate che avete tanto su cui studiare, dalla sua storia plurimillenaria, alle sue varietà fino alle tradizioni di consumo in Estremo Oriente, nei Paesi Arabi, nel mondo anglosassone.

Intorno al tè ci sono bellissime storie, vi lascio con questa:

Chi si guarda nel cuore
sa bene quello che vuole
e prende quello che c’è

Ha ben piccole foglie
ha ben piccole foglie
ha ben piccole foglie
la pianta del tè.

condividi dai non fare il tirchio!Tweet about this on Twitter
Twitter
Share on Facebook
Facebook